Camorra, stangata definitiva per il boss Trongone: confermato l’ergastolo per l’omicidio Fittipaldi

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Nessuno sconto in Appello per il ras di piazza Borsa. La vittima fu giustiziata nel 2015 vicino alla Federico II per aver tradito il clan ed essere passata con la “paranza dei bambini”.

La Corte di assise di appello di Napoli ha blindato la sentenza di primo grado: nessun accenno di sconto per Arcangelo Trongone, noto negli ambienti criminali come “Angioletto”. Per il boss di piazza Borsa arriva la conferma del carcere a vita. Un verdetto pesante che respinge i tentativi della difesa di professare l’innocenza dell’imputato e fa calare il sipario — in attesa del formale ricorso in Cassazione — su un delitto che undici anni fa aveva profondamente scosso il centro cittadino.

L’esecuzione all’ombra dell’Università

Il caso riguarda l’omicidio di Gennaro Fittipaldi, pregiudicato di 24 anni, trucidato la mattina del 18 maggio 2015. Quella di Fittipaldi fu una vera e propria esecuzione da codice della malavita: la vittima venne colpita a morte in pieno giorno con un colpo di pistola alla nuca in via Chiavettieri al Porto, a pochissimi passi dalla facoltà di Giurisprudenza della Federico II, nel cuore della cittadella universitaria.

Il movente: il tradimento per la “paranza dei bambini”

Le indagini, giunte a una svolta decisiva a fine gennaio 2023, hanno dimostrato che Fittipaldi fu punito per una “girata”, termine che nel gergo camorristico indica il cambio di fazione. La vittima aveva infatti deciso di abbandonare il gruppo criminale di Palazzo Amendola, guidato da Trongone, per transitare nelle fila delle famiglie rivali Sibillo-Giuliano-Amirante-Brunetti.

Erano gli anni di sangue della faida di Forcella, caratterizzati dall’ascesa della feroce “paranza dei bambini” guidata dai Sibillo, allora all’apice della propria espansione e in aperta guerra contro l’egemonia del cartello Mazzarella-Buonerba. Il passaggio di Fittipaldi con i rivali venne visto dal suo vecchio gruppo come uno sgarro imperdonabile da punire con una punizione esemplare.

La svolta grazie ai pentiti eccellenti

A incastrare Trongone come organizzatore ed esecutore materiale dell’omicidio sono state le rivelazioni di diversi collaboratori di giustizia di primo piano. Tra questi spicca Vincenzo Amirante, ex ras della Maddalena, che ha descritto dinamiche e movente del raid.

A dare forza al quadro accusatorio, racchiuso nelle 165 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare, si sono aggiunte le dichiarazioni di Marco Mariano, ex capo dei “Picuozzi” dei Quartieri Spagnoli a cui Trongone era storicamente legato, e di Antonio Primo, ras di rua Catalana.

Non era la prima volta che “Angioletto” finiva al centro di scottanti inchieste per fatti di sangue: in passato era stato accusato anche del delitto di Francesco Terracciano, accusa da cui venne scagionato tornando in libertà nel 2019. Questa volta, però, i verdetti delle due Corti non gli hanno lasciato scampo, condannandolo al secondo ergastolo.