Camorra a Napoli Est, la decisione della Corte d’Assise d’Appello per Marco De Micco, pena ridotta da 16 a 11 anni: riconosciuta la continuazione tra i reati associativi.
Accolta la tesi della difesa nonostante il parere contrario della Procura generale. Per i giudici un unico disegno criminale dietro le attività del boss dei “Bodo” di Ponticelli
La Corte d’Assise d’Appello di Napoli ha ridotto da 16 a 11 anni la pena complessiva nei confronti di Marco De Micco, ritenuto fondatore e figura apicale del clan “Bodo” attivo a Ponticelli. I giudici hanno riconosciuto il vincolo della continuazione tra due distinte condanne definitive per associazione camorristica.
Una decisione maturata nonostante il parere contrario della Procura generale e che recepisce integralmente la linea difensiva sostenuta dagli avvocati Stefano Sorrentino e Annalisa Senese. Secondo i legali, le due partecipazioni associative non rappresentavano fatti autonomi, ma parti di un unico disegno criminoso.
La rideterminazione della pena
Il collegio presieduto dal giudice Francesco Ciocia ha assunto come pena base gli 8 anni inflitti nel primo processo, relativo al ruolo di promotore e organizzatore del clan, applicando un aumento di soli 3 anni per la seconda condanna.
Prima della decisione, De Micco era gravato da due sentenze irrevocabili da 8 anni ciascuna che, sommate, avrebbero comportato una pena complessiva di 16 anni di reclusione. Il riconoscimento della continuazione ha invece portato a un significativo sconto di pena per il ras, attualmente detenuto nel carcere di Parma.
La linea difensiva accolta dai giudici
Alla base del verdetto vi è il riconoscimento dell’unitarietà del percorso criminale. Per la Corte, la parabola del boss non può essere suddivisa in segmenti autonomi, ma rappresenta l’evoluzione di un programma criminoso unitario, radicato nel territorio di Ponticelli.
Determinanti, in tal senso, le risultanze delle sentenze di merito e le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, che delineano una progressione senza fratture nelle attività del gruppo.
Dalla militanza alla nascita dei “Bodo”
Fino ai primi mesi del 2013, Marco De Micco e i fratelli Luigi e Salvatore operavano come articolazione armata del clan Cuccaro-Andolfi di Barra, gestendo attività illecite nel rione Conocal e partecipando agli scontri contro i gruppi rivali Casella-Perrella e D’Amico.
La svolta arriva nella primavera dello stesso anno, con il ritorno a Ponticelli di Giuseppe D’Amico, detto “Fraulella”. Di fronte alle tensioni per il controllo del racket, i De Micco rifiutano le mediazioni e danno vita a un gruppo autonomo: nasce così il clan “Bodo”.
Se per l’accusa quella fase segnava una cesura netta, per i giudici d’appello si è trattato invece della prosecuzione della medesima strategia criminale, mutata solo nella forma ma identica nella sostanza: il controllo delle piazze di spaccio e delle estorsioni a Napoli Est.
Il precedente sull’omicidio D’Onofrio
La riduzione della pena si inserisce in un quadro giudiziario già favorevole per De Micco. Di recente, infatti, il boss è stato assolto con formula piena nel processo per l’omicidio di Carmine D’Onofrio, accusa che inizialmente sembrava destinata a tradursi in una condanna all’ergastolo.
