Anacapri, è polemica sulle capre di Monte Solaro: «Sono troppe, a rischio la vegetazione»

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Capri e le sue capre, una convivenza antica diventata ora una questione ambientale. Sul Monte Solaro, ad Anacapri, la presenza sempre più numerosa degli animali alimenta il confronto tra chi denuncia i danni alla vegetazione e chi chiede di intervenire senza mettere in discussione la tutela delle capre.

I caprini fanno parte da secoli della storia dell’isola. Ma negli ultimi anni la loro presenza sarebbe aumentata sensibilmente. Secondo la ricostruzione riportata da Repubblica Napoli, una parte degli animali sarebbe arrivata sull’isola in occasione delle riprese di Capri-Revolution, il film del 2018 diretto da Mario Martone. Alcuni esemplari, utilizzati nella produzione cinematografica, sarebbero poi rimasti sul territorio del Monte Solaro.

Da allora, secondo le segnalazioni, la popolazione si sarebbe moltiplicata, con conseguenze sempre più evidenti sull’ambiente.

Vegetazione danneggiata e muretti a secco a rischio

A lanciare l’allarme è stato anche il procuratore generale di Napoli Aldo Policastro, frequentatore di Anacapri, che ha descritto una situazione ormai difficile da ignorare.

Il problema, secondo Policastro, riguarda soprattutto la pressione esercitata dagli animali sull’ecosistema del Monte Solaro: vegetazione brucata, arbusti spogli, giovani piante che non riescono a svilupparsi e specie come ginestre e cisto sottoposte a una forte pressione.

A preoccupare sono anche le condizioni di alcuni muretti a secco e di alcune rocce, che potrebbero essere state danneggiate dall’azione degli animali, con il rischio di distacchi e rotolamenti verso valle.

L’obiettivo, viene sottolineato, non sarebbe quello di demonizzare le capre, ma di trovare una soluzione prima che l’impatto sull’ambiente possa diventare irreversibile.

Il nodo della proliferazione

Il tema della crescita della popolazione caprina non è nuovo. L’Asl Veterinaria Napoli 1 Centro aveva già previsto la sterilizzazione dei maschi per contenere la riproduzione incontrollata.

Un intervento che, secondo quanto viene denunciato, non avrebbe però prodotto risultati sufficienti. Da qui la richiesta di accelerare le operazioni di sterilizzazione e di affrontare il problema con una strategia strutturale.

La posizione del Comune di Anacapri

Anche l’amministrazione comunale si è trovata negli anni a dover gestire una questione particolarmente delicata: da una parte la necessità di proteggere l’ambiente e la vegetazione del Monte Solaro, dall’altra quella di garantire il benessere degli animali.

Nel luglio 2023, 22 caprette furono trovate morte sotto un albero. Dopo la denuncia delle associazioni animaliste campane venne eseguita un’autopsia, dalla quale emerse che gli animali erano stati folgorati da un fulmine che aveva colpito l’albero.

Il sindaco di Anacapri, Franco Cerrotta, si era inoltre opposto al trasferimento delle capre sulla terraferma, anche alla luce di una petizione che aveva raccolto oltre 5mila firme contrarie alla deportazione degli animali.

Gli animalisti: «La soluzione è sterilizzare»

Sul caso è intervenuta Stella Cervasio, presidente di un’associazione animalista ed ex garante degli animali del Comune di Napoli, che ha chiarito il senso delle parole di Policastro.

«Non era assolutamente sua intenzione indurre le autorità competenti a prendere provvedimenti contrari alla tutela e al benessere animale», ha spiegato, dopo aver parlato con il procuratore generale.

La proposta delle associazioni animaliste è precisa: puntare sulla sterilizzazione dei maschi, misura già individuata dalle autorità veterinarie.

Secondo Animal Day Aps, l’intervento dovrebbe essere effettuato rapidamente, considerando il rischio di una crescita molto rapida della popolazione caprina.

No alla caccia e alla «soluzione» drastica

Gli animalisti mettono inoltre in guardia dall’ipotesi di un intervento attraverso l’attività venatoria.

L’associazione chiede che non si arrivi a soluzioni drastiche e annuncia iniziative giudiziarie nel caso in cui venissero adottati provvedimenti ritenuti lesivi del benessere degli animali.

Resta poi aperto un altro interrogativo: quello sull’origine della presenza dei caprini non autoctoni introdotti sull’isola. Secondo Cervasio, sarebbe necessario accertare responsabilità e modalità dell’introduzione degli animali.

Tra ambiente e tutela degli animali

Il caso delle capre di Capri mette dunque a confronto due esigenze che sull’isola devono necessariamente convivere: la salvaguardia di un ecosistema fragile e la tutela degli animali.

La sfida, per le istituzioni e per le autorità veterinarie, sarà individuare una soluzione capace di contenere la proliferazione senza trasformare l’emergenza ambientale in un problema di natura animalista.

Monte Solaro, con il suo patrimonio naturalistico e paesaggistico, resta al centro della contesa. E le capre, da elemento storico del paesaggio caprese, sono diventate loro malgrado il simbolo di un equilibrio sempre più difficile da preservare.

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