Napoli – Una vicenda opaca, dai contorni sempre più drammatici, stende un’ombra inquietante sul reparto di Procreazione Medicalmente Assistita dell’ospedale San Paolo di Napoli. Quello che doveva essere il compimento di un sogno d’amore si è trasformato in un labirinto giudiziario ed emotivo per diverse famiglie campane, unite dal medesimo e angoscioso interrogativo: che fine hanno fatto i nostri embrioni?
La battaglia per la verità e l’accesso agli atti
Nella giornata di domani, la coppia che nel giugno del 2025 ha scoperto l’incubo farà formale istanza presso la struttura ospedaliera partenopea. Il loro obiettivo è primario e non più rinviabile: ottenere la cartella clinica completa e verificare con esattezza dove siano stati collocati gli altri embrioni crioconservati.
Un anno fa, dopo la nascita della loro bambina ottenuta tramite fecondazione in vitro, gli esami genetici avevano rivelato una verità shock: la neonata non aveva alcun legame biologico con la madre e il padre che l’avevano accolta tra le braccia.
Inchiesta penale e l’ipotesi di lesioni colpose
Sull’episodio la Procura della Repubblica di Napoli ha aperto un fascicolo d’inchiesta, affidando gli accertamenti specialistici ai Carabinieri del NAS. L’ipotesi di reato sul tavolo degli inquirenti è quella di lesioni colpose. I militari stanno ricostruendo la catena di custodia, la tracciabilità delle provette e i protocolli di crioconservazione adottati nei laboratori del San Paolo per individuare le responsabilità individuali e procedurali che hanno portato allo scambio drammatico.
Il dramma delle altre famiglie coinvolte
Il caso della prima coppia rischia di essere soltanto la punta dell’iceberg. In queste ore è emerso che almeno altre due coppie stanno vivendo il medesimo stallo angoscioso. Entrambe non ricevono aggiornamenti ufficiali dall’azienda sanitaria e lamentano la sparizione del proprio materiale genetico: alla prima mancano all’appello due embrioni, alla seconda tre, che si sommano ai quattro di cui ha perso ogni traccia la coppia genitrice della bimba. In totale sono nove gli embrioni di cui non si conosce la destinazione.
L’attesa della decisione del giudice civile
«Siamo letteralmente ostaggio dell’azienda ospedaliera, ignoriamo totalmente la sorte del nostro materiale biologico crioconservato», è lo sfogo amaro dei coniugi che hanno deciso di adire le vie legali in sede civile. Per una delle due famiglie la svolta potrebbe arrivare fra poche settimane: la pronuncia del tribunale civile, chiamato a chiarire le responsabilità dell’ospedale e a disporre verifiche coattive, è attesa per il mese di settembre.
