Riapre la faida dei Monti Lattari: il delitto di Raffaele Afeltra scuote la criminalità campana
Pimonte – Un’imboscata mortale, eseguita con il freddo calcolo di chi conosceva a menadito abitudini e routine del boss. Raffaele Afeltra, noto con il soprannome di ‘o Burraccione, è stato ucciso a 69 anni in località Zappino, un’area che rappresentava il suo rifugio. L’evento, avvenuto in un contesto di verde folto e isolato, segna un punto di non ritorno, con potenziali ripercussioni sui delicati equilibri criminosi nel territorio tra i Monti Lattari e l’area stabiese.
Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, il delitto non deve essere interpretato semplicemente come un regolamento di conti. I metodi usati per l’esecuzione rimandano a una tecnica di guerriglia che caratterizzava le lotte passate tra clan. I sicari, nascosti tra la vegetazione, hanno aperto il fuoco con un fucile calibro 12, un’arma che, ironia della sorte, era nelle mani di Afeltra stesso.
La figura di Afeltra è legata a una storia complessa e sanguinosa. Impegnato in una faida con il clan D’Alessandro tra la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta, ‘o Burraccione è stato protagonista di conflitti che avevano portato a oltre cento morti, inclusi civili innocenti. I suoi legami familiari con i vertici della criminalità locale aggiungono ulteriori strati a questa intricata vicenda: imparentato con Giuseppe Gentile, capoclan di Agerola, e con Leonardo Di Martino, il boss si trovava al centro di una rete di alleanze fragili e pericolose.
La vita di Afeltra è stata segnata anche da un lungo periodo di latitanza: dopo un’importante operazione della DDA, si era consegnato nel 2019, affrontando condanne per estorsione. Tornato in libertà da circa tre anni, il suo omicidio riapre un capitolo che sembrava chiuso, ma che ora torna a far tremare le fondamenta della criminalità organizzata locale.
L’omicidio di Afeltra non è un caso isolato. Già nel 2018, un altro delitto, quello di Filippo Sabatino, aveva suscitato preoccupazioni per la rinascita di conflitti sanguinosi nel territorio. Le autorità, monitorando costantemente la situazione, avevano avvertito la possibilità di un’escalation violenta. In questo contesto, l’omicidio di Afeltra appare come un ulteriore segnale d’allerta.
Le indagini, affidate ai carabinieri del Nucleo Investigativo di Torre Annunziata e della Compagnia di Castellammare di Stabia, si concentrano ora sulle dinamiche di questo delitto. Gli inquirenti esplorano l’ipotesi che le nuove generazioni legate al narcotraffico abbiano preso di mira Afeltra per consolidare le loro ambizioni di potere. Pochi, infatti, possono permettersi di rimanere estranei in un contesto in cui il traffico di droga è in continua espansione.
La questione centrale ora è: chi ha deciso di eliminare ‘o Burraccione? Gli investigatori stanno cercando di ricostruire gli ultimi spostamenti del boss, interrogando possibili testimoni e raccogliendo prove fotografiche dai sistemi di sorveglianza della zona. Saranno cruciali per risolvere il mistero e per stabilire se dietro questo gesto vi siano rancori storici o l’emergere di nuovi interessi economici.
Il colpo inferto da questo agguato non segna soltanto la fine di una vita, ma riapre questioni vitali rispetto alla sicurezza in territori fragili come quelli dell’area stabiese. I cittadini, preoccupati per la propria sicurezza, si chiedono quale sarà il prossimo passo delle autorità e se questa spirale di violenza possa finalmente essere fermata. Non resta che attendere gli sviluppi di una situazione che si preannuncia complessa.
