«Voleva uccidermi, l’ho anticipato»: la confessione del boss Giannelli e la trappola a ‘O Gemello

Ultime News

63enne italiano arrestato in Germania per reati sessuali su minore a Napoli

Arrestato in Germania un 63enne accusato di abusi sessuali...

Terzigno, sparatoria notturna: due ragazzi colpiti da proiettili, indagini in corso

Terzigno: Sparatoria nella Notte, Due Giovani Feriti da Colpi...

Turista aggredita a Napoli, fermato un uomo per vendita di droga e violenza

Violenza a Napoli: Arrestato un uomo per aggressione a...

A Fuorigrotta, nel tardo pomeriggio del 22 aprile 2015, la condanna a morte di Rodolfo Zinco, noto negli ambienti criminali come ’o gemello, fu eseguita con un tranello spietato e otto colpi di pistola calibro 9.

A ordinare l’esecuzione fu il suo stesso socio d’affari al 50 per cento, il boss Alessandro Giannelli, spinto dal sospetto paranoia di essere eliminato per primo e dall’avidità per i proventi del racket a Bagnoli.

Oggi, a distanza di anni, la decisione di Giannelli di saltare il fosso e diventare collaboratore di giustizia ha trasformato quel cold case in un terremoto giudiziario, portando l’11 giugno all’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare a carico di Ciro Pauciullo, ritenuto l’esecutore materiale dell’agguato.

La confessione del boss: «Così decisi di farlo io»

Nelle carte della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, guidata dai magistrati e ricostruita dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri, le parole di Giannelli pesano come macigni. Non si tratta di ricostruzioni indirette: è la voce del reo confesso a scandire il movente.

«Un’amica di Rodolfo Zinco mi disse che lui voleva uccidermi. Così decisi di farlo io e organizzai l’omicidio.»

Un passaggio agghiacciante che sintetizza le logiche della malavita dell’area flegrea. La donna che avrebbe portato il “soffio” decisivo non è mai stata identificata dagli inquirenti, ma ai fini dell’impalcatura accusatoria la sua identità passa in secondo piano. Ciò che contava per Giannelli era la certezza — vera o presunta — di essere finito nel mirino del suo partner commerciale.

I soci al 50% e la cassa contesa

I due non erano semplici alleati, ma veri e propri soci in affari. Dopo la sua scarcerazione, Zinco era tornato sul territorio con l’ambizione di riprendere le redini delle attività illecite a Bagnoli. L’accordo iniziale prevedeva una spartizione equa dei guadagni provenienti dalle estorsioni e dallo spaccio.

Tuttavia, gli equilibri si incrinarono rapidamente. Secondo quanto messo a verbale dall’ex ras di Cavalleggeri d’Aosta, Zinco non divideva in modo trasparente i proventi della cassa comune. All’avidità economica si sommò il sospetto di un imminente tradimento: la miscela divenne letale.

La trappola in vico Vicinale Festignano

Il 22 aprile 2015 scattò la trappola. Fu lo stesso Giannelli ad attirare Zinco in un tranello, chiedendogli un incontro urgente nei pressi della sua abitazione in vico Vicinale Festignano.

Zinco si presentò all’appuntamento senza immaginare che ad attenderlo ci fosse il commando armato. Giannelli diede il via libera ai sicari. Tra loro, secondo l’ipotesi della DDA, figuravano Maurizio Bitonto, Patrizio Allard e il quarantenne Ciro Pauciullo, quest’ultimo prestato al gruppo criminale dalla cosca del Rione Traiano guidata dal boss Carra.

Zinco fu raggiunto da 8 colpi di pistola calibro 9. Cinque proiettili lo centrarono in organi vitali, alla testa e al torace, lasciandolo a terra senza vita. Giannelli avrebbe persino assistito alla scena per sincerarsi che l’operazione andasse a buon fine.

Il coro degli otto pentiti e la svolta del 2025

L’inchiesta sull’omicidio di ’o gemello ha vissuto anni di stallo. Ciro Pauciullo, già indagato nel periodo immediatamente successivo ai fatti, era stato prosciolto per mancanza di riscontri sufficienti. Ma il lavoro dei Carabinieri del Nucleo Investigativo non si è mai fermato, proseguendo in un lasso di tempo compreso tra il 2017 e il 2025.

La svolta è arrivata grazie al progressivo sfaldamento dei gruppi criminali dell’area flegrea: ben otto collaboratori di giustizia, compresi alcuni dei componenti del commando di quella sera, hanno iniziato a riempire i verbali della Procura Antimafia.

Il tassello definitivo si è incastrato quando Giannelli stesso ha confermato ruolo per ruolo, nome per nome, la composizione della squadra della morte. Per Pauciullo — attualmente detenuto nel carcere di Vibo Valentia per altra causa — la nuova misura cautelare è stata notificata direttamente in cella con le accuse di omicidio premeditato e detenzione e porto illegale di arma da fuoco, con l’aggravante del metodo e dell’agevolazione mafiosa.

Come previsto dalle garanzie costituzionali, l’indagato è da ritenersi innocente fino a un’eventuale condanna definitiva.