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Cronaca Giudiziaria

Caivano: contanti e Rolex nascosti in casa, la moglie del capo guida la rete di vigilanza del clan Zambella

Caivano, custode del tesoro del clan: tra bunker domestico e un giro di droga che non si ferma Caivano (Napoli) – Un’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli dipinge un quadro inquietante: nonostante la detenzione…

Caivano: contanti e Rolex nascosti in casa, la moglie del capo guida la rete di vigilanza del clan Zambella

Caivano, custode del tesoro del clan: tra bunker domestico e un giro di droga che non si ferma

Caivano (Napoli) – Un’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli dipinge un quadro inquietante: nonostante la detenzione del capo, la rete criminale del clan Angelino‑Zambella avrebbe continuato a muovere da dentro casa e a controllare piazze di spaccio al centro del “Bronx” di Caivano. A custodire il cosiddetto “tesoro” della famiglia sarebbe stata Carmela Maugeri, moglie del boss, affiancata dai figli, tra cui una ragazza minorenne. Secondo quanto riferito dall’inchiesta, è stata emessa una pesante ondata di misure cautelari, 34 in totale, con 23 detenuti in carcere e 11 agli arresti domiciliari. La ricostruzione è stata affidata alla gip del Tribunale di Napoli, Lucia De Micco. (Fonte: www.cronachedellacampania.it)

Nell’economia criminale descritta dall’indagine, il cuore pulsante dell’organizzazione sarebbe rimasto saldamente in mano al suo referente principale, Raffaele Zambella, detto “Lello”, 46 anni, accolto dagli inquirenti come figura di vertice del traffico di stupefacenti nella zona, nonostante la sua prolungata permanenza in regime carcerario. L’ipotesi prevalente è che dall’istituto di detenzione Zambella avrebbe continuato a impartire ordini e a gestire la rete di piazze di spaccio, contando su una protezione domestica molto alta assicurata dalla Maugeri e dal contesto familiare stretto. L’indagine descrive un bilanciamento tra comando e osservanza di rituali di sicurezza, con la moglie indicata come figura chiave nel mantenimento di una calma apparente e di un controllo tattico sulle attività illecite.

La perquisizione che ha portato al sequestro di un consistente “tesoro” ha rivelato un rifugio domestico capace di nascondere somme ingenti: 3.296.265 euro in contanti, suddivisi in mazzette e occultati sotto il pavimento di un appartamento di via Atellana. In parallelo, sono stati affidati agli investigatori undici orologi di pregio, per un valore complessivo di oltre 127.000 euro. Le banconote, perlopiù tagli da 50 euro, risultavano avvolte e protette con confezioni sigillate. Il materiale recuperato è stato rimosso con l’ausilio di mezzi e procedure tipiche delle operazioni di sequestro.

A fornire una chiave di lettura sui meccanismi di protezione è stato il racconto di un collaboratore di giustizia, Giovanni Barra, il quale descrive una vigilanza continua sull’immobile e la partecipazione attiva di Maugeri, accompagnata dai figli, nella gestione del denaro. Barra riferisce anche che un membro della struttura, Carmine, noto come “sette Palazzi”, avrebbe installato un sistema di sicurezza presumibilmente integrato nell’edificio, includendo un impianto elettrico dedicato e già operativo nell’area. Il pentito racconta di turni rituali e di una figlia minorenne che, dotata di telefono, avvertiva pericoli o intrusioni, contribuendo a mantenere invisibile la rete di custodia del denaro. Non è chiaro se tali dinamiche riguardino solo l’assetto economico o se estendano la vigilanza anche ad altre attività illecite legate al gruppo.

Parallelamente, l’inchiesta Delinea una robusta rete di droga: sarebbero stati movimentati quantitativi significativi di narcotico, con una routine di approvvigionamento e lavorazione in un appartamento-base situato nel quartiere “Bronx”, sopra un locale noto come il circoletto. A essere convogliati, secondo gli inquirenti, sarebbero i proventi per alimentare le piazze di spaccio locali. Il denaro ricavato dall’attività illecita sarebbe stato reinvestito o custodito tramite la protezione della Maugeri, interprete diretta di una gestione che, secondo l’accusa, le avrebbe attribuito una posizione di_partner operativo sia nel controllo che nella redistribuzione degli introiti.

L’inchiesta evidenzia anche la dimensione procedurale della vicenda: Carmela Maugeri è stata iscritta nel registro degli indagati a piede libero con ruoli ritenuti di supporto e consolidamento all’interno dell’associazione camorristica guidata dall’indagato principale, con riferimenti a estorsioni e intimidazioni tipiche di modelli mafiosi. Le autorità hanno definito la rete come un sistema dove la gestione del denaro illecito e la salvaguardia delle piazze di spaccio si accompagnavano a una sorveglianza domestica rigidissima. Restano naturalmente da chiarire numerosi aspetti investigativi, tra cui la portata delle responsabilità individuali e l’eventuale collusione di altre figure interne al clan.

Il fascicolo è ancora aperto: l’esito delle prossime verifiche potrebbe fornire una cornice più precisa sulle responsabilità individuali e sulle dinamiche interne al gruppo. L’indagine, condotta dalla Dda di Napoli, ha evidenziato una vita segreta intrecciata tra detenzione, denaro, droga e una rete familiare apparentemente impermeabile alle tensioni esterne. Con le misure cautelari in atto, gli inquirenti proseguono nell’esame di elementi documentali e contabili, nonché nel possibile approfondimento di ulteriori ruoli all’interno della struttura.

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