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Cronaca Giudiziaria

Napoli: Mele prosciolto per vizio di mente, resta in REMS per tre anni con controlli perpetui sulla pericolosità

Titolo: Tra innocenza giudiziaria e misure di sicurezza: Mele finisce in REMS dopo il processo di Napoli A Napoli, nella IX Sezione Penale (Collegio C) del Tribunale, si è chiuso un processo che aveva visto Pietro…

Napoli: Mele prosciolto per vizio di mente, resta in REMS per tre anni con controlli perpetui sulla pericolosità

Titolo: Tra innocenza giudiziaria e misure di sicurezza: Mele finisce in REMS dopo il processo di Napoli

A Napoli, nella IX Sezione Penale (Collegio C) del Tribunale, si è chiuso un processo che aveva visto Pietro Mele imputato per atti persecutori, pornografia minorile e diffamazione online nei confronti del giornalista Pino Grazioli e della figlia, all’epoca minorenne. La palma della decisione è stata quella dell’assoluzione per vizio totale di mente, ma con l’applicazione della misura di sicurezza della REMS per tre anni, accompagnata da controlli costanti sulla pericolosità sociale dell’imputato.

Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, la vicenda trae origine da un’intervista realizzata da Grazioli a una donna che muoveva accuse nei confronti di Mele. La ricostruzione dibattimentale ha contestualizzato una campagna diffamatoria e denigratoria online, durante la quale l’imputato avrebbe definito la persona offesa non “giornalista” ma “fallita”. Si è trattato di una cornice processuale ampia che ha visto anche segni gravissimi di violenza telematica.

Tra gli elementi accusatori spicca un fotomontaggio a contenuto sessuale in cui il volto della figlia minore del cronista è stato sovrapposto al corpo di una donna nuda, in un contesto erotico che coinvolgeva direttamente l’imputato. Un dettaglio che ha portato all’aggravarsi dell’imputazione legata alla pornografia minorile e ha contribuito a definire la cornice offensiva delle condotte contestate.

Il tribunale ha spiegato la complessità della fase istruttoria, segnata da rinnovazioni di escussioni testimoni per la variazione della composizione del Collegio. In chiusura di dibattimento, la difesa ha prodotto valutazioni peritali provenienti da procedure diverse, una delle quali indicava un disturbo paranoide di personalità premorboso e un disturbo delirante cronico, attestando una totale incapacità di intendere e di volere, senza però sciogliere la riserva sulla pericolosità sociale.

A fronte di una seconda perizia presentata dal Tribunale di Napoli Nord, che aveva anch’essa indicato vizio totale di mente ma risultava priva di elementi decisivi sulla pericolosità, la parte civile ha sollecitato ulteriori accertamenti. L’udienza di fine giugno ha quindi disposto un incarico peritale d’ufficio finalizzato a valutare formalmente il profilo psichiatrico e la pericolosità sociale dell’imputato.

L’esito della valutazione tecnica ha confermato sia la totale incapacità di intendere e volere al momento dei fatti sia la persistenza di una pericolosità sociale, giustificando la scelta di un regime detentivo attenuato in ambiente curativo. Così, accogliendo le richieste della Procura e della parte civile, il Tribunale ha disposto il proscioglimento di Mele ma, contestualmente, l’applicazione della misura di sicurezza di cui all’articolo 222 c.p.p. presso la struttura sanitaria ad alta intensità terapeutica dove l’uomo si trovava già ristretto.

La decisione restituisce al contesto giudiziario romano-napoletano una situazione in cui la salute mentale viene valutata in combinazione con il rischio sociale, enfatizzando la necessità di un trattamento sanitario mirato pur in presenza di un’uscita dal procedimento penale. Resta aperta la questione di come tali metro di controllo possano incidere, nel tempo, su una vicenda iniziata con una intervista e culminata in una controversia giudiziaria che ha tenuto banco per anni nel panorama della cronaca giudiziaria e della sicurezza online.

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