Caso Regeni, Roma: sentenza in camera di consiglio e attese per una verità che dura da anni
La Corte d’Assise di Roma è riunita in camera di consiglio per decidere sul peso delle imputazioni relative al sequestro, alle torture e all’omicidio di Giulio Regeni. La scadenza prevista per la lettura della sentenza è nel pomeriggio: il presidente del collegio ha chiuso l’udienza annunciando la désormais consueta suspense del verdetto. Secondo quanto riferito dalla Procura di Roma, coadiuvata dall’aggiunto Sergio Colaiocco, la richiesta di pena presentata in requisitoria resta severa: ergastolo per un ufficiale egiziano e pene inferiori per gli altri tre, tutti ritenuti responsabili di parte dei fatti contestati. Le persone al centro delle accuse sono membri dei servizi di sicurezza egiziani: il generale Tariq Sabir; i colonnelli Usham Helmi e Athar Kamal Mohamed Ibrahim; il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif. In particolare, la Procura ha chiesto la pena massima per Sharif e 17 anni e mezzo per gli altri tre.
All’esterno del palazzo di giustizia, il contesto resta simbolico ma carico di tensione. Un sit-in, organizzato in attesa della sentenza, ha richiamato l’attenzione sulla vicenda con l’immancabile striscione “verità per Giulio Regeni”. Tra i partecipanti, anche esponenti del “popolo giallo” e la segreteria del Partito Democratico, Elly Schlein, che ha incontrato i familiari Paola e Claudio Regeni e la sorella Irene nei minuti di attesa. Sul tavolo comune, i fiori gialli posati sul banco degli imputati davanti all’aula Occorsio di piazzale Clodio, come segno della lunga vertenza e della memoria del giovane ricercatore.
La timeline della vicenda, dal 2016 a oggi, è stata sottolineata anche dall’assembramento di ieri: Regeni scompare il 25 gennaio 2016 nei pressi di Piazza Tahir, al Cairo; il suo corpo viene trovato il 3 febbraio 2016 lungo la strada tra il Cairo e Alessandria d’Egitto, presenterà segni di tortura, e un successivo secondo esame autoptico in Italia conferma le torture. La gestione della vicenda diventa immediatamente una questione diplomatica: la Procura di Roma invia una rogatoria alle autorità egiziane per acquisire tabulati telefonici, video e testimonianze. Il 4 dicembre 2016 sono iscritti nel registro degli indagati cinque esponenti dei servizi segreti e della polizia egiziana per concorso in sequestro di persona: i quattro ufficiali indicati e un agente. Nel 2019 la Camera approva una Commissione parlamentare d’inchiesta; nel maggio 2021 il gup Pierluigi Balestrieri manda a processo i quattro ufficiali, processo che si avvia formalmente nel 2023 nonostante ostacoli procedurali. L’istruttoria dibattimentale è stata chiusa a giugno scorso, con la requisitoria del pm, dando avvio alla fase conclusiva cui assistiamo oggi.
La discussione odierna, oltre a chiudere un capitolo processuale decisivo, rappresenta anche una tappa delicata sul piano internazionale. La difesa ha finora sostenuto posizioni di disponibilità al dialogo e di verifica delle prove, senza utilizzare toni aggressivi né anticipare un’esito. Dalle parti dell’aula della Capitale, però, la memoria di Regeni resta viva: la famiglia continua a chiedere verità e epilogo certo, mentre l’opinione pubblica italiana osserva con attenzione, consapevole che una sentenza potrebbe incidere sui rapporti tra Roma e Il Cairo e sull’interpretazione della responsabilità in un caso che ha attraversato confini e decenni.
Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, la valutazione della Corte si concentra sulla ricostruzione degli elementi probatori presentati in dibattimento e sulla possibilità di confermare o ribaltare le coordinate delle accuse. Resta intatta la prudenza tipica delle fasi finali di un processo, con l’attenzione indirizzata alle opere dell’apparato giudiziario e alle verifiche investigative ancora in corso su eventuali responsabilità ulteriori. Nel frattempo, la comunità giudiziaria e civile continua a monitorare l’esito, consapevole che l’atto finale potrebbe aprire nuove riflessioni su come una verità possa essere costruita, passo dopo passo, tra atti ufficiali, ricostruzioni e memoria pubblica.
