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Camorra Fezza-De Vivo: maxi processo con 55 riti abbreviati e la svolta delle chat criptate

Summa Mater: maxi-processo contro il clan Fezza-De Vivo tra Pagani, Agro e Monti Lattari. È una pagina di cronaca giudiziaria che mette al centro la provincia di Salerno e i comuni della sua cintura, dove la…

Camorra Fezza-De Vivo: maxi processo con 55 riti abbreviati e la svolta delle chat criptate

Summa Mater: maxi-processo contro il clan Fezza-De Vivo tra Pagani, Agro e Monti Lattari. È una pagina di cronaca giudiziaria che mette al centro la provincia di Salerno e i comuni della sua cintura, dove la Dda ha marto a fuoco un’organizzazione radicata nel territorio. L’indagine originaria è partita nel 2022 ma, dopo l’operazione del 12 settembre 2025, la scena giudiziaria è entrata nel vivo con un maxi-processo che coinvolge 84 imputati e una rete che, secondo gli inquirenti, si estendeva ben oltre Pagani e Sarno, toccando Sant’Egidio del Monte Albino, Angri, Sant’Antonio Abate e Santa Maria La Carità. L’obiettivo degli investigatori era mettere fine a un sistema criminale capace di intrecciare traffico di droga, estorsioni, riciclaggio e controlli violenti sul territorio.

In aula, 55 imputati hanno esercitato la scelta di definire la propria posizione tramite rito abbreviato. Le misure contestate, stando all’impianto accusatorio, includono associazione di stampo mafioso, traffico internazionale di droga, tentato omicidio, estorsione aggravata, riciclaggio, detenzione di armi e un canale parallelo dedicato al furto e al riciclaggio di autovetture di alta gamma. Il quadro emerso dall’inchiesta è ampio e complesso, e in queste settimane si sta discutendo il futuro procedurale di una parte consistente degli imputati. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it,

L’udienza dell’12 ottobre ha visto il Gup rigettare l’eccezione di legittimità costituzionale sollevata dalle difese in merito all’acquisizione delle chat criptate della piattaforma Sky ECC, decrittate con l’assistenza di autorità francesi tramite l’Ordine Europeo di Indagine. Le sentenze gemelle emerse dalle Sezioni Unite della Cassazione nel giugno 2024 hanno nutrito la linea della Corte: la verifica della legalità delle intercettazioni e della tutela dei diritti non è anticipata, ma viene sostanzialmente calibra­ta nel corso del processo di merito o in sede cautelare. La vicenda continua a muoversi su un terreno tecnico-giuridico molto delicato, con i verbali e i messaggi cifrati che restano al centro delle discussioni.

Le radici dell’indagine affondano nel dicembre 2022, periodo in cui il clan, nonostante arresti e prese di distanza, avrebbe tentato una riorganizzazione interna. In quella fase, si racconta, donne e tre minorenni avrebbero assunto ruoli chiave, sostituendo i familiari finiti in cella e contribuendo a mantenere in piedi una struttura capace di pressione sul territorio. L’analisi della messaggistica cifrata, poi decifrata con la collaborazione di partner internazionali, ha aperto una finestra sulle dinamiche interne: l’area di influenza non si limitava a Pagani e i comuni tradizionali, ma si estendeva fino a Sant’Antonio Abate e Santa Maria La Carità, con la gestione dello spaccio di stupefacenti e l’imposizione del controllo su dissenso e opposizione interna.

Un capitolo chiave dell’inchiesta riguarda le cifre: nell’arco di quattro o cinque mesi, l’organizzazione avrebbe movimentato circa 750 chilogrammi di droga, tra hashish, cocaina e marijuana, con approvvigionamenti provenienti dal Sud America, dalla Spagna e dall’Olanda. L’esame dei flussi di droga, insieme alle testimonianze dei collaboratori di giustizia, disegna un ritratto di un’organizzazione capace di articolarsi su più livelli: logistica, rete di manodopera locale e una cassa di risorse al servizio del traffico internazionale. Tra i pentiti spicca Vincenzo Petranovic, trentunenne figlio di Tommaso Fezza (alias “o furmaggiar”), catturato a Milano dopo essere sfuggito al blitz iniziale e ora deciso a collaborare con la giustizia.

La parola passa ora alle udienze previste: il 22 ottobre è fissata la requisitoria della PM Elena Guarino, seguita dall’esposizione delle difese, con un vasto pool di legali chiamati a difendere posizioni complesse e divergenti. Intanto la città osserva: una vicenda che non riguarda solo i capi d’imputazione ma il modo in cui una comunità vive la sicurezza quotidiana, la fiducia nelle istituzioni e la percezione della legalità. L’esito giudiziario arriverà non solo come esito di una contesa processuale, ma come possibile segnale di equilibrio o di nuove tensioni sociali sul territorio.

Il quadro resta aperto: gli accertamenti proseguono, le contestazioni restano subordinate all’esito delle verifiche in corso e alle prossime fasi processuali. In una Campania dove la sicurezza è tema centrale, la cittadinanza attende risposte chiare, contestualizzate e misurate, sapendo che ogni sviluppo potrebbe influire sulla vita quotidiana di comunità che chiedono leggi-e-certezza, non spettacolo.

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