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Cronaca Giudiziaria

Giugliano in Campania: cocaina colombiana nascosta in contenitore per gas refrigerante; 2,004 chili agli arresti domiciliari per l’indagato

Cocaina dalla Colombia nascosta in un contenitore per gas refrigerante: arresti domiciliari per l’importatore Il gip di Civitavecchia ha accolto la richiesta di sostituzione della misura cautelare presentata dall’avvocato di Antonio Carandente Perreca: l’uomo, finora detenuto…

Giugliano in Campania: cocaina colombiana nascosta in contenitore per gas refrigerante; 2,004 chili agli arresti domiciliari per l’indagato

Cocaina dalla Colombia nascosta in un contenitore per gas refrigerante: arresti domiciliari per l’importatore

Il gip di Civitavecchia ha accolto la richiesta di sostituzione della misura cautelare presentata dall’avvocato di Antonio Carandente Perreca: l’uomo, finora detenuto nel carcere di Poggioreale, è stato posto agli arresti domiciliari nell’ambito della medesima inchiesta che ipotizza l’importazione illecita di stupefacente. L’udienza, come noto, non definisce il merito dell’indagine ma modifica la misura cautelare a carico dell’indagato, mantenendo però aperti i canali di accertamento e le altre determinazioni da parte dell’autorità giudiziaria. Secondo quanto riportato dalla cronaca locale, l’intero fascicolo resta sotto la vigilanza della magistratura con la retrazione di eventuali sviluppi futuri.

Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, l’indagato avrebbe importato dalla Colombia 2,004 chili di cocaina. La sostanza sarebbe stata nascosta all’interno di un contenitore destinato a gas refrigerante, con una saldatura descritta come grossolana. Il plico sarebbe stato sdoganato all’aeroporto di Fiumicino, segnando così una dinamica che unisce logistica internazionale e una catena di controllo che ha interessato il sistema portuale/ aeroportuale italiano.

Gli elementi descritti nell’atto di accusa indicano che l’episodio sarebbe avvenuto l’11 febbraio 2026, con l’arresto dell’indagato eseguito il 16 febbraio, a Giugliano in Campania. La ricostruzione presentata agli inquirenti evidenzia un regime di operazioni complesse, che hanno incluso il tentativo di introdurre una grande quantità di droga mediante un contenitore apparentemente destinato a uso legittimo. L’ingente quantitativo, se confermato, comporta la contestazione di aggravante legata al volume della sostanza.

La decisione del GIP, contenuta nel provvedimento di sostituzione, non entra nel merito delle responsabilità penali né delle eventuali colpevolezze oggetto di indagine, ma mette in chiaro un aspetto procedurale: la custodia cautelare in carcere è stata sostituita con gli arresti domiciliari. Restano quindi in vigore le indagini e le successive determinazioni che l’autorità giudiziaria riterrà opportune di adottare nel prosieguo dell’inchiesta. L’udienza conferma inoltre la natura cautelare della misura, nell’attesa di ulteriori elementi probatori che possano supportare o modificare l’assetto dell’imputazione.

La vicenda è ambientata in un contesto operativo complesso che coinvolge flussi logistici internazionali e controlli doganali, elementi che da tempo richiedono allineamenti tra frontiere ambientali, aeroportuali e portuali per contrastare il traffico di droga di notevole entità. L’attenzione delle autorità resta puntata non solo sull’esito delle verifiche in corso, ma anche sull’eventualità di ulteriori sviluppi investigativi che potrebbero influire sulle prossime provvedimenti giudiziari.

In questa fase non mancano però elementi di prudenza: la presunzione di innocenza resta la cornice essenziale, e le eventuali responsabilità saranno attribuite solo al termine delle verifiche ufficiali. L’intera vicenda segue gli standard di cautela tipici delle indagini complesse, con una distinzione chiara tra fatti accertati e ipotesi investigative, e senza anticipazioni sulla destinazione finale delle misure o su nuove imputazioni che non risultino dai documenti processuali disponibili.

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