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Cronaca Giudiziaria

Napoli: chat tra medici al centro delle indagini sul decesso del piccolo Domenico

Napoli, intercettazioni e un’eredità di incertezze: l’indagine sul trapianto che è costato la vita a Domenico Caliendo-Mercolino assume nuove sfumature con le conversazioni tra medici finora inedite agli atti ufficiali. Il 23 dicembre 2025 un trapianto…

Napoli: chat tra medici al centro delle indagini sul decesso del piccolo Domenico

Napoli, intercettazioni e un’eredità di incertezze: l’indagine sul trapianto che è costato la vita a Domenico Caliendo-Mercolino assume nuove sfumature con le conversazioni tra medici finora inedite agli atti ufficiali.

Il 23 dicembre 2025 un trapianto di cuore è finito in tragedia: Domenico Caliendo-Mercolino non ce l’ha fatta poco dopo l’operazione. Da allora le indagini hanno scavato tra le procedure seguite nel percorso del bambino, senza che la magistratura – al momento – abbia emesso un verdetto definitivo sulle responsabilità individuali. In questi giorni l’attenzione si è concentrata anche su contenuti comunicativi tra i sanitari coinvolti, messaggi che potrebbero contribuire a chiarire cosa fosse noto agli operatori nelle settimane immediatamente successive al trapianto.

Una delle lacune che emerge riguarda il clima all’interno dell’équipe e la percezione delle criticità post-intervento. Tra i messaggi attribuiti a Vincenzo Pagano, chirurgo dell’equipe, spicca una frase che restituisce la tensione del momento: «Fratè, abbiamo fatto tre morti dall’inizio dell’anno… sto iniziando a sperare che ci arrestano tutti». Si tratta di uno scambio in chat con un collega non indagato nell’inchiesta sul caso del bambino. Le parole,private e datate 7 febbraio 2026, verranno confrontate con gli accertamenti tecnici in corso: da sole non bastano a individuare responsabilità né a delineare una dinamica completa dell’accaduto.

Nella stessa conversazione emergono altre aperture interpretative, tra cui una riflessione sulle linee guida del Centro nazionale trapianti. Pagano avrebbe scritto che la tragedia sarebbe avvenuta perché «il medico impiantatore non ha fatto l’esame obiettivo dell’organo come da linee guida del Cnt»—un’ipotesi che gli investigatori valuteranno nel contesto di tutti i reperti disponibili. Si tratta di una valutazione privata tra professionisti e, come tale, va incrociata con i risultati tecnici e documentali raccolti dall’autorità giudiziaria. Un passaggio che suggerisce come alcune discussioni interne possano aver influito sull’interpretazione della situazione, ma non costituisce da sé una prova di colpevolezza.

In parallelo, il quadro si completa con riferimenti a Oppido, figura presente nella catena di messaggi attribuiti a Pagano. «Oppido continua a rinfacciare ipotetiche colpe e a fuggire. Si era messo in ferie fino all’8 marzo», si legge nell’archiviazione privata. Anche questo estratto dovrà essere contestualizzato: le affermazioni, pur autorevoli sul piano narrativo, restano parte di una discussione tra colleghi e non indicano automaticamente responsabilità penali. Sulle terapie, le procedure e le valutazioni non concluse, resta l’esigenza di un’autorità indipendente di verificare la veridicità delle ricostruzioni.

Intanto, l’avvocato della famiglia Caliendo-Mercolino, Francesco Petruzzi, ha annunciato che domani si recherà in Procura a Napoli per chiedere di ascoltare, a sommarie informazioni testimoniali, le persone coinvolte nelle conversazioni. L’obiettivo dichiarato è accompagnare la magistratura in un restauro della memoria degli eventi, affinché vengano approfondite le dinamiche del percorso post-trapianto e si chiariscano eventuali responsabilità, nel pieno rispetto delle garanzie processuali. Sarà ora la Procura a valutare l’incidenza investigativa dei messaggi e la necessità di ulteriori audizioni. Stando alle informazioni disponibili, l’obiettivo resta ricostruire con precisione l’iter che ha portato al trapianto e verificare ogni aspetto dell’assistenza offerta al bambino.

Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, l’iniziativa dell’avvocato Petruzzi punta a contare su tutte le voci presenti negli scambi tra i medici per chiarire cosa fosse noto in sede sanitaria e cosa potesse essere considerato nel quadro dell’indagine sulla morte di Domenico. È evidente che, in questa fase, la magistratura dovrà bilanciare tra証e verifiche tecniche, contenuti delle chat e accertamenti di rito, senza anticipare esiti o attribuzioni di responsabilità.

Nel frattempo, la ricostruzione resta aperta: le indagini mirano a mettere ordine tra le singole fasi dell’intervento del 23 dicembre 2025, le possibili omissioni e le circolari interne che hanno guidato l’operatività. Il quadro non è chiuso, e la trasparenza delle informazioni sarà cruciale per offrire una lettura accurata di ciò che è successo, e di ciò che resta da chiarire, nel rispetto dei diritti di chi è coinvolto e delle esigenze di verità della famiglia di Domenico.

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