Pegaso, sponsorizzazioni e controllo dell’informazione: una rete di pressioni che, stando alle indagini, avrebbe orientato la copertura giornalistica dei principali gruppi editoriali italiani
La magistratura di Napoli sta indagando su un presunto sistema di influenza fortemente intrecciato fra editori, concessionarie pubblicitarie e società di comunicazione. L’obiettivo, secondo le ricostruzioni investigative, sarebbe stato quello di modulare l’attenzione dei quotidiani sulle inchieste che riguardano il gruppo Multiversity e l’Università Telematica Pegaso, con la “sentinels” come leva strategica per conoscere in anteprima le notizie o per silenziare determinate pubblicazioni. Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, l’ossatura del meccanismo sarebbe stata predisposta dal vertice di Multiversity, guidato da Fabio Domenico Vaccarono, in condivisione con la società di comunicazione Comin&partners di Gianluigi Giansante, anch’egli indagato.
Fin dal 2025, l’inchiesta avrebbe individuato una trama che puntava a consolidare contatti diretti con amministratori delegati, concessionarie di pubblicità e direttori di testate, in funzione di un controllo della narrazione attraverso ingenti investimenti pubblicitari. Le intercettazioni indicano un impegno costante per fronteggiare l’emergere di notizie giudiziarie sensitive, a fronte di “cosiddette” utilità funzionali per la Multiversity e l’Università Pegaso. E la scommessa, come emerge dalle tracce investigative, era di restituire una solidità economica agli editori come contropartita a eventuali filtri o ritardi nella pubblicazione di certe storie. “Secondo quanto emerso, investimenti pubblicitari consistenti venivano impiegati in modo da influire sull’agenda editoriale,” si legge in sintesi nei documenti investigativi consultati dagli inquirenti.
Le verifiche hanno evidenziato come, dal 2023 al 2026, Multiversity e UniPegaso avrebbero destinato al Gruppo Sole 24 Ore Spa oltre un milione e centomila euro di pubblicità. Il quadro che emerge è quello di una relazione strutturale tra chi controlla la spesa pubblicitaria e chi ha la responsabilità editoriale di decidere quali notizie rendere visibili e quali offrire come contenuti di secondo piano, o da confinare nelle pagine provinciali.
Tra gli episodi ritenuti emblematici dagli investigatori, c’è un appuntamento intercettato del 7 maggio, dopo una riunione tra rappresentanti di Multiservity e il Gruppo Cvc: l’appuntamento con l’amministratore delegato del Sole 24 Ore, Federico Silvestri, e il direttore Fabio Tamburini è descritto come una tappa cruciale per riaprire i canali e rafforzare la presenza di “giornali amici”. L’esito, secondo le registrazioni, fu la promessa di una nuova ondata di investimenti pubblicitari, che avrebbe accompagnato una fase ritenuta non facile sul piano economico.
Il dialogo tra Vaccarono e Silvestri, intercettato poco tempo dopo, definiva quel passaggio come l’avvio di un “extra budget” destinato a rafforzare i rapporti con i gruppi editoriali principali, con l’obiettivo di mantenere sotto controllo l’attenzione pubblica anche in periodi più difficili. Per i magistrati, si tratterebbe di un chiaro segnale di un patto tra le due realtà, in cui la disponibilità di risorse pubblicitarie avrebbe una funzione da leva. In parallello, un passo successivo mostrerebbe come Comin&Partners, guidata da Gianluca Giansante, fosse coinvolta nel presidio dell’immagine e nel contenimento di criticità mediatica legate agli stessi soggetti economici.
Un altro fronte riguarda la cronaca giudiziaria e la gestione delle notizie da parte di Il Fatto Quotidiano. Il 9 giugno scorso, l’obiettivo apparente era di contenere una linea editoriale negativa sull’inchiesta Pegaso. A tal proposito, l’Ad di Multiservity avrebbe chiesto agli incaricati di evitare la pubblicazione di un pezzo, oppure di modulare il titolo, per non incrinare l’andamento della campagna sponsorizzazioni. In seguito, i magistrati riferiscono che sul sito del quotidiano non sarebbe comparso l’articolo sulle falsificazioni di esami e lauree riconducibili all’Università Pegaso, ma sarebbe apparso un pezzo relativo a un caso di plagio da parte di una figura accademica associata al gruppo.
Nel dibattito investigativo, la stretta relazione tra sponsorizzazioni e gestione delle notizie viene descritta come un accordo “do ut des” tra le parti, nel quale la sponsorizzazione pubblicitaria funge da risorsa per preservare l’influenza sui contenuti e, al contempo, mettere in discussione la libertà di informazione. A fronte di ciò, gli uffici giudiziari hanno posto l’attenzione anche su un episodio del 15 giugno 2026, quando Vaccarono contattò Comin&Partners per rassicurazioni sul profilo social di un giornalista del Sole 24 Ore, e la società di comunicazione garantì che si sarebbe intervenuti per “ sterilizzare” la situazione.
Resta evidente che, al momento, molte delle dinamiche sono soggette a verifiche e a distinguere tra fatti accertati, indagini in corso e ipotesi investigative. Il quadro complessivo, tratteggiato dagli atti, rimane dunque oggetto di approfondimento da parte degli inquirenti: resta da chiarire fino a che punto una strategia di controllo dell’informazione possa avere avuto conseguenze reali sulla copertura ricoperta dai grandi gruppi editoriali e, soprattutto, quali sviluppi siano ancora in pendenza di verifica. Il tema centrale rimane la relazione tra potere economico e diritto all’informazione, con la pratica di sponsorizzazioni come possibile strumento di influenza.
Secondo quanto riferito dalla cronaca di Napoli e Campania, la procura resta vigile su questi capitoli, e le indagini dovranno chiarire responsabilità, ruoli e limiti della libertà di stampa in un contesto dove i grandi investimenti pubblicitari non sembrano essere moralmente neutri. Restano aperti diversi elementi da accertare, tra cui la reale entità delle transazioni, le specifiche finalità editoriali e la separazione tra interessi economici e doveri di cronaca.
Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it.
