Camorra, il pentito: ‘Esposito boss del Cavone fu ucciso perché si ruppero gli accordi tra i Sequino e i Vastarella’

“Posso dire che almeno fino a quando sono stati alleati con i Sequino, i Vastarella avevano come loro territorio di competenza quello compreso tra Capodimonte a scendere fino al ponte della Sanità, che segnava l’inizio del territorio dei Sequino che si estendeva sino ai Vergini. Ricordo che l’alleanza tra i Vastarella e i Sequino, che già aveva subito una forte scossa nell’occasione del ferimento di ‘Tonino zeppola anguilla’, finì definitivamente a causa dell’uccisione di Totore Esposito, membro del clan Sequino, commesso in vico Nocelle nell’agosto del 2016”.  E’ una parte del racconto non omissato di Rosario De Stefano, il pentito del clan Lo Russo ma prima ex Misso-Savarese-Pirozzi e poi  Vastarella, che ha aperto agli investigatori nuovi scenari sull’agguato del 4 agosto del 2016 in vico Nocelle a Materdei. In quella occasione persero la vita il boss emergente del Cavone, Salvatore Esposito, uomo dei Sequino, e Ciro Marfè legato ai Contini e rimase ferito in maniera grave il ras Pasquale Amodio, legato ai nuovi Giuliano di Forcella.

Era in corso un summit di camorra a cui partecipavano anche altre persone. Salvatore Esposito avrebbe occupato nel tempo lo spazio gestito dall’ex clan Lepre, ingaggiando nuove alleanze. Motivi per il quale Ciro Marfe’ era con lui al momento dell’agguato.I primi ad essere colpiti furono Esposito e Marfe’ (che viaggiavano in sella allo stesso scooter) e il mezzo si schiantò contro il muro. Amodio invece fu colpito alla fine di vico Nocelle, quasi all’incrocio di via Salvator Rosa. Per salvarlo un suo amico, che poi fece perdere le tracce fermò e minacciò un ambulanza che si trovava in via Salvator Rosa. Quel giorno, il 4 agosto, Salvatore Esposito era il bersaglio principale dell’agguato. Secondo gli investigatori il suo intento era di creare un super cartello di camorra del centro di Napoli simile alla vecchia “Alleanza di Secondigliano” per controllare e gestire non sono il traffico di droga ma tutte le attività illecite e soprattutto imporre il prezzo della droga ovunque da piazza Garibaldi fino al Vomero attraversando tutto il centro di Napoli.

Ma prima del pentito De Stefano era stato Maurizio Overa, ex braccio destro del boss Marco Mariano (entrambi pentiti) a parlare agli investigatori a lungo della figura di Salvatore Esposito diventato il padrone incontrastato dei traffici illeciti del Cavone fino a Piazza Dante con la detenzione dei fratelli Lepre. Spietato, spregiudicato e assetato di potere non aveva esitato  a schiaffeggiare alcune donne della famiglia Lepre. Ecco cosa ha raccontato di Salvatore Esposito il pentito del clan Mariano, Maurizio Overa in un verbale datato 5 febbraio 2016: “…Ho conosciuto Salvatore Esposito nel 2014. In realtà fu Marco Mariano a parlarmi di questo ragazzo dicendomi che stava imponendosi, da un punto di vista malavitoso, nella zona del Cavone a ridosso di piazza Dante. In effetti, questo Esposito nasce all’interno del clan Lepre nel periodo in cui tutti i capi erano detenuti , a partire da Ciro Lepre detto “’o sceriffo” e i fratelli. Esposito aveva buoni rapporti d’affari con una donna imparentata con persone del clan Lepre, che si occupava della gestione degli affari illeciti raccogliendo i proventi delle estorsioni e delle altre attività illecite…Fu Marco Mariano  a cercare il primo incontro con Salvatore Esposito in quanto la sua intenzione era di avere un appoggio anche in quella zona. Peraltro, in quel periodo, c’erano anche contrasti con il figlio di un nostro affiliato, Francesco Festa detto “’o chicco”, figlio di Gaetano Festa detto “a’ mossa”. Noi Mariano riuscimmo a mettere pace tra i due e riuscimmo anche a fare un’alleanza con Salvatore Sequino della Sanità, con il quale io avevo buoni rapporti fin da ragazzo. Con Salvatore Esposito c’erano “’o chicco” e altri giovani di cui non ricordo i nomi, ma che saprei riconoscere in foto. In particolare noi Mariano registrammo in quel periodo una chiara intenzione del gruppo Esposito di impadronirsi delle attività illecite del clan Lepre e noi favorimmo ciò anche attraverso l’aiuto all’acquisto di armi”.

Renato Pagano

(nella foto da sinistra Salvatore Esposito, Ciro Marfè e Pasquale Amodio)

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