Il patto tra i due potenti clan di camorra napoletani venne sugellato al matrimonio di Antonio Lo Russo (il boss “tifoso”, sorpreso in alcune foto a bordo campo in occasione di una partita del Napoli al San Paolo) il cui banchetto di nozze si tenne nel ristorante Villa delle Ninfe sul lago di Lucrino di proprietà della famiglia Potenza, per il quale Cesare Pagano fece da testimone, portando in dono allo sposo una busta con 100mila euro in contanti. Il Gup del Tribunale di Napoli, Luana Romano ha condannato all’ergastolo Oscar Pecorelli, soprannominato “‘o malom”, Antonio Esposito e Giuseppe D’Ercole, detto “‘o lione”, ritenuti affiliati al clan Lo Russo e gli autori dell’omicidio di Vincenzo Zambrano, per gli inquirenti affiliato al clan scissionista degli Amato Pagano, avvenuto nel luglio del 2009. Le indagini della Procura di Napoli (sostituto procuratore Enrica Parascandolo, procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli) hanno evidenziato che, in quel periodo, gli scissionisti e i Lo Russo erano alleati. Fu proprio in virtù di questa alleanza che venne chiesto ai killer dei Lo Russo, oggi condannati, di eseguire quell’omicidio commissionato dai vertici degli Amato-Pagano nei confronti di un loro affiliato che si era comportato in maniera irriguardosa. Al boss Cesare Pagano, mandante reo confesso, il gup ha inflitto 18 anni di carcere. A Biagio Esposito e ad Antonio Lo Russo, entrambi collaboratori di giustizia, che hanno contribuito a fare luce sulla vicenda e sull’alleanza, il giudice ha inflitto, rispettivamente 14 e 16 anni di carcere. Vincenzo Zambrano fu ucciso perché era stato siglato un patto di morte tra gli Amato-Pagano e i Lo Russo, cosche dell’area Nord di Napoli. Il 28 luglio del 2009 l’agguato venne messo a segno nel quartiere di Scampia da un commando di quattro killer; Zambrano fu ucciso perché aveva osato mettere in dubbio la leadership del capoclan. Antonio Lo Russo, é ritenuto l’organizzatore del raid. Giuseppe D’Ercole é ritenuto l’esecutore materiale, mentre Antonio Esposito ha attirato la vittima in trappola, con l’aiuto di un ragazzo all’epoca dei fatti minorenne e solo indagato, ma che si é professato innocente. Si tratta del figlio di Biagio Esposito, killer di fiducia degli scissionisti, che come il padre vive sotto protezione. Oscar Pecorelli ha fornito invece un supporto logistico all’omicidio, organizzando il raid che gli era stato commissionato da Lo Russo, su ordine di Pagano.
Cronache della Campania@2018