Bombe nei cantieri dell’Agro per imporre il pizzo, condannati padre e figlio

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Due condanne ed un’assoluzione, nell’inchiesta sul racket eseguito a suon di bombe, tra Sant’Egidio e Angri. Ieri il tribunale di Nocera ha condannato a 6 anni e 2 mesi G.M. , il figlio G.M. ad 1 anno e 8, con pena sospesa, mentre ha assolto A.F.E. per non aver commesso il fatto. I primi due – secondo le accuse – avevano organizzato un sistema per imporre il terrore alle proprie vittime, in particolare imprenditori edili, per ottenere il pagamento del pizzo. Tra le accuse, quella di aver piazzato ordigni esplosivi contro dei cantieri, rivendicando il messaggio con chiamate anonime e messaggi.
L’inchiesta della Dda era partita dopo l’esplosione di un ordigno in un cantiere edile di Sant’Egidio del Monte Albino, nel 2016, dove era prevista la costruzione di un centro medico polispecialistico. Con una telefonata, dopo l’esplosione della bomba che danneggiò una porta in vetro, padre e figlio avrebbero minacciato il titolare di quel centro, obbligandolo a «rivolgersi alla malavita locale per ottenere protezione in vista dell’apertura della nuova sede». Agli atti d’indagine diverse intercettazioni, nelle quali gli imputati avrebbero fatto esplicito riferimento a quell’ordigno. E ne sarebbe stato promesso anche un altro in futuro, diretto allo stesso imprenditore, ma questa volta sotto la sua macchina. Molti dei fatti si sono consumati ad Angri, dove risiedevano la maggior parte degli imputati. Il rappresentante della ditta in questione avrebbe dovuto versare -secondo le accuse – la somma di 50mila euro, per poi divedere l’appalto con una seconda persona. Un’altra delle vittime invece, impegnata a realizzare per conto sempre di una ditta un sottovia carrabile ad Angri, commissionato da Rete Ferrovie Italiane, fu anch’ella minacciata. Poi toccò ad una società immobiliare, anch’essa raggiunta dalla minaccia di versare 5000 euro per la cessione di una quota di una comproprietà familiare collegata all’impresa stessa. A seguire, un’altra ditta di costruzioni, che avrebbe dovuto assumere personale indicato dagli imputati. Le attività investigative si concentrarono tra il 2016 e il 2017. Nel collegio difensivo, gli avvocati Michele Sarno, Maria Cammarano e Giuseppe Fedele. Toccherà attendere i tempi previsti dalla legge per conoscere le motivazioni. G.M. è stato tuttavia assolto dal resto delle imputazioni, per i quali era finito sotto processo.

Cronache della Campania@2018