Il traffico di cellulari all’interno delle carceri è un problema grave che minaccia la sicurezza e l’ordine pubblico. Di recente, il gup di Nuoro, Mauro Pusceddu, ha emesso una sentenza importante riguardante un caso di traffico di cellulari nel carcere locale, che coinvolge agenti penitenziari e un membro della camorra.
Salvatore Deledda, agente penitenziario, è stato condannato a 6 anni e 2 mesi, mentre Carmela Mele, la sorella del camorrista Vincenzo Mele, è stata condannata alla stessa pena. Vincenzo Mele, il camorrista coinvolto, è stato condannato a 10 anni e 4 mesi. Inoltre, sei detenuti coinvolti nel traffico di cellulari sono stati condannati a pene che vanno dagli 8 mesi ai 3 anni per ricettazione, mentre un altro detenuto ha patteggiato la pena.
L’inchiesta è nata nel 2022 dopo la segnalazione di un collega dell’agente penitenziario, e ha portato all’arresto di Deledda e Mele qualche tempo dopo l’evasione di Marco Raduano, un boss della Sacra Corona Unita. Durante l’inchiesta è emerso che tra i detenuti dell’alta sicurezza del carcere di Badu ‘e Carros circolavano 21 telefoni cellulari, schede SIM, cavi e caricabatterie. La Procura ha evidenziato che il materiale arrivava all’interno del carcere dentro pacchi sigillati spediti da Napoli da parte di Carmela Mele, e che l’assistente capo Deledda li avrebbe ricevuti e consegnati ai detenuti in cambio di denaro.
La condanna emessa rappresenta un segnale forte nel contrastare il traffico di cellulari nelle carceri, un’attività che minaccia la sicurezza pubblica. La sentenza dimostra che condotte illegali all’interno delle carceri non saranno tollerate e che coloro che le compiono saranno chiamati a rispondere delle loro azioni davanti alla legge.
Questo caso dimostra l’importanza di mantenere la sorveglianza e la sicurezza all’interno delle istituzioni penitenziarie, e di agire con fermezza contro qualsiasi tipo di attività illegale che possa mettere a rischio la sicurezza pubblica.
