Domani riprende l’udienza davanti alla terza sezione collegiale.
Riprende domani, davanti alla terza sezione collegiale (Coll. B) del Tribunale di Napoli presieduta da Primavera, il processo legato al clan Contini, storico gruppo dell’Alleanza di Secondigliano. In aula tornerà la Direzione distrettuale antimafia: il pubblico ministero Converso proseguirà l’esame testimoniale del capitano della Guardia di Finanza di Napoli, chiamato a completare la propria deposizione dopo un lungo ciclo di udienze.
La testimonianza dell’ufficiale del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria è uno dei passaggi centrali dell’istruttoria dibattimentale: per l’escussione sono state già necessarie sei udienze. La Procura ha depositato una lista testi articolata:23 testimoni complessivi, tra cui13 collaboratori di giustizia.
Il processo è iniziato nel settembre2024, dopo l’udienza preliminare celebrata in aula bunker. In quella fase sono state stralciate15 posizioni rispetto alle 48 originarie, con un calendario di udienze già serrato in ragione della mole degli atti e della complessità dell’impianto accusatorio.
Nel pool difensivo figurano, tra gli altri, gli avvocati Arturo Cola, Claudio Davino, Andrea Imperato, Massimo Viscusi, Giacomo Manzi, Domenico Ferraro, Gambogi e Scarpato.
Il procedimento nasce come stralcio di una maxi inchiesta della Procura di Napoli coordinata dalla DDA, sviluppata dal Nucleo PEF della Guardia di Finanza in collaborazione con il Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata e con i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale.
Le misure cautelari – richieste dalla DDA ed emesse dal gip del Tribunale di Napoli – si inseriscono, secondo gli inquirenti, in un presunto sistema di “ripulitura” di capitali riconducibili al clan Contini, reinvestiti in attività economiche in Campania e anche fuori regione.
Nel mirino investigativo sarebbero finiti esponenti del clan, imprenditori ritenuti compiacenti, prestanome e intermediari d’affari. L’operazione ha portato anche a sequestri per un totale di8,4 milioni di euro, nell’ambito di un impianto che gli investigatori descrivono come un circuito finanziario ad alta capacità di movimentazione.
Otto anni di indagini, per questo specifico filone (in un quadro che conterebbe altri dieci filoni), condotte attraverso analisi e riscontri su documentazione fiscale, accertamenti tributari, appostamenti, intercettazioni telefoniche e ambientali, oltre alle dichiarazioni di persone offese e collaboratori di giustizia. Un mosaico ricostruito, sostengono gli inquirenti, con progressivi approfondimenti, interrogatori e nuove iscrizioni nel registro degli indagati.
I reati contestati, a vario titolo, spaziano dalla falsificazione e commercializzazione di orologi con marchio contraffatto alla fittizia intestazione di beni, indebite compensazioni, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio, autoriciclaggio e reimpiego di capitali. Contestate inoltre emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, dichiarazioni fraudolente e infedeli, detenzione e traffico di armi da fuoco, estorsione aggravata, aggressione e tentato omicidio, con l’aggravante del metodo mafioso e della finalità di agevolare il clan Contini nell’ambito dell’Alleanza di Secondigliano (Mallardo e Licciardi).
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