Un nuovo slancio dopo la crisi: il segnale di ripresa è forte e chiaro.
Il segnale: dopo la crisi, di nuovo la corsa. A Scampia, dicono gli investigatori, la droga è tornata a scorrere come nei periodi di massimo “fatturato”.
Dopo una fase che in strada viene spesso letta come crisi, riorganizzazione o abbassamento dei volumi (per arresti, faide, pressioni investigative o semplici cambi di assetto), il mercato avrebbe rialzato la testa: piazze che si riaccendono, turnazioni che ripartono, rifornimenti più regolari.
È in questo quadro che si colloca il blitz di stamattina. Un’operazione che, nelle intenzioni della DDA e della Polizia, mira a colpire non il singolo pusher ma la presunta filiera: chi finanzia, chi approvvigiona, chi custodisce, chi confeziona e chi vende.
Una struttura che, se confermata, racconta un ritorno alla “normalità criminale” delle piazze: gerarchie, disciplina e controllo minuto del territorio.
Le misure: 24 in carcere, 4 ai domiciliari
Su delega del Procuratore della Repubblica di Napoli, la Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal Tribunale di Napoli su richiesta della Procura – Direzione Distrettuale Antimafia.
Gli indagati sono 28, chiamati a rispondere — a vario titolo e secondo l’impianto accusatorio — di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, aggravata dal numero di partecipanti superiore a dieci e, per 5 posizioni, anche dall’aggravante del metodo mafioso. In 24 sono stati destinatari della custodia in carcere, mentre 4 sono finiti ai domiciliari.
La “Trentatré”: la piazza che torna snodo
L’inchiesta nasce nella primavera del 2022 dopo le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia che avrebbe indicato una piazza di spaccio attiva tra “kobret” e cocaina nella cosiddetta Trentatré di Scampia (ex lotto SC3 di via Arcangelo Ghisleri), ritenuta riconducibile al clan Amato–Pagano.
Scampia, in questo racconto, resta un luogo-mercato: non solo un quartiere, ma un nodo. Le piazze, quando funzionano, attirano clienti, piccoli spacciatori, “corrieri” e curiosi, e al tempo stesso cambiano il volto delle strade: vedette agli angoli, motorini che vanno e tornano, punti di consegna che si spostano per sfuggire ai controlli. È una pressione quotidiana che ricade sui residenti, tra paura, rassegnazione e convivenza forzata con un’economia parallela.
La macchina dello spaccio: turni, ruoli e “sicurezza”
Secondo la ricostruzione investigativa, l’organizzazione avrebbe operato con una divisione netta dei compiti. Al vertice ci sarebbero stati due pluripregiudicati con precedenti specifici, indicati come promotori, organizzatori e finanziatori.
Sotto, una catena che somiglia a un’organizzazione “aziendale”: custodi della sostanza, addetti allo stoccaggio e al confezionamento, figure incaricate di rifornire la piazza e il personale addetto alla vendita.
Tre indagati, sempre secondo gli inquirenti, avrebbero fatto i capi-piazza alternandosi con turnazioni orarie precise, mentre gli altri avrebbero lavorato come pusher e pali-vedette, pronti a cambiare mansione in base all’orario, alla presenza delle forze dell’ordine, o alla necessità di coprire un “buco” in organico.
Questa presunta organizzazione non servirebbe solo a vendere di più, ma anche a ridurre i rischi: compartimentare, non far sapere troppo a nessuno, e garantire che la piazza resti operativa anche quando qualcuno viene fermato o arrestato.
Non solo Scampia: consegne e appuntamenti in città
La “novità” più significativa, nel quadro descritto dagli investigatori, è l’allargamento del raggio d’azione. Non soltanto vendita al dettaglio nella Trentatré, ma anche cessioni con consegne a domicilio o appuntamenti in strada in altri quartieri: Chiaiano, Miano, Colli Aminei.
È una dinamica tipica delle fasi di espansione: quando la piazza torna forte, prova a fidelizzare clienti e ad aggirare controlli e telecamere, spostando parte della vendita su modalità più “discrete”. Meno assembramenti fissi e più mobilità, senza rinunciare al cuore del mercato che resta la piazza.
Sequestri di droga e 100.000 euro: la cassa del sistema
Nel corso dell’indagine sono stati sequestrati ingenti quantitativi di eroina, cocaina, crack e kobret. Durante l’esecuzione delle misure cautelari, inoltre, è stato trovato denaro contante per circa 100.000 euro, ritenuto dagli inquirenti verosimilmente collegato all’attività illecita.
Il denaro, nelle piazze, è più di un incasso: è carburante per nuovi carichi, stipendi per chi “lavora” in strada, e anche strumento di controllo sociale. Dove gira contante, si alimenta una micro-economia criminale che sostiene ruoli, silenzi e appartenenze.
La “stesa” del 2022: quando la piazza “invade”
Le indagini avrebbero documentato anche un episodio avvenuto nell’agosto 2022: una “stesa” attribuita a esponenti del cosiddetto clan “Abbasc Miano”, indicato come costola del clan Lo Russo. Secondo la ricostruzione, sarebbero stati esplosi numerosi colpi d’arma da fuoco contro alcuni membri di spicco della piazza della Trentatré, ritenuti responsabili di aver invaso, con il loro giro d’affari, il territorio di competenza dell’altro sodalizio.
È il punto in cui l’inchiesta incrocia la geografia delle alleanze e delle rivalità: una piazza che torna a produrre ricchezza diventa inevitabilmente un bersaglio. E il controllo del territorio, in questo contesto, non è uno slogan ma un metodo: intimidire, marcare, far capire “chi comanda”.
Il “mantenimento”: la filiera che tiene insieme il clan
Gli investigatori sostengono inoltre che parte dei proventi sarebbe stata destinata al cosiddetto mantenimento delle famiglie dei detenuti del clan. Un meccanismo che, nelle organizzazioni camorristiche, viene spesso descritto come collante: garantire sostegno a chi resta fuori mentre altri sono in carcere, e mantenere la rete di fedeltà.
Nel racconto giudiziario, è anche uno dei segnali che distinguerebbero lo spaccio “occasionale” da un sistema strutturato, capace di redistribuire risorse e assicurare continuità.
Arresti tra case e carceri: l’operazione “larga”
Le misure cautelari sono state eseguite nelle abitazioni tra Napoli e comuni della provincia, ma anche fuori regione. Alcuni indagati erano già detenuti per altri procedimenti e sono stati raggiunti nelle case circondariali di Napoli Poggioreale, Secondigliano, Bellizzi (Av), Carinola (Ce), Ascoli Piceno e Ancona.
Al blitz hanno preso parte, oltre alla Squadra Mobile, anche il Commissariato “Scampia”, il Reparto Prevenzione Crimine Campania e altri reparti arrivati da fuori regione, con unità cinofile e Polizia Scientifica specializzata nella ricerca di armi e droga.
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