Napoli, un ladro agiva senza l’approvazione dei boss, attirando l’attenzione per le sue azioni eccessive.
Napoli – Rubava troppo e, soprattutto, lo faceva senza il placet dei boss. È la “giustizia” sommaria della camorra quella che emerge dall’ordinanza di custodia cautelare eseguita questa mattina dalla Polizia di Stato, che ha fatto scattare le manette ai polsi di un pregiudicato ritenuto contiguo al clan Aprea, egemone nella zona orientale di Napoli.
Le accuse sono pesanti: lesioni personali e porto abusivo di arma in luogo pubblico, reati aggravati dal metodo mafioso.
L’arresto chiude il cerchio su una violenta vicenda avvenuta un anno fa, nel gennaio 2025, tra i vicoli di Barra. Una storia che sembra uscita da una sceneggiatura criminale e che conferma come, a Napoli Est, nulla possa muoversi senza il consenso del “Sistema”.
La convocazione e la sentenza
Secondo la ricostruzione degli investigatori della Squadra Mobile, coordinati dalla Dda partenopea, la vittima – un 44enne del posto noto come ladro d’auto seriale – sarebbe stata attirata in una trappola
Nessun appuntamento casuale, ma una vera e propria convocazione formale all’interno di un palazzo nel cuore del quartiere. Lì, al cospetto di alcuni esponenti del clan Aprea, l’uomo è stato “processato”: la sua colpa era quella di gestire un giro di furti d’auto in autonomia, bypassando le gerarchie criminali e creando probabilmente problemi “politici” o mancati introiti per la cosca. Dalle parole si è passati subito al piombo: un avvertimento nel sangue per ristabilire le gerarchie.
Il Far West in strada
Ma la violenza non si è esaurita nell’androne del palazzo. Dopo il ferimento, l’aggressore si è dato alla fuga a bordo di un’auto insieme a tre complici. È in quel momento che la scena si è trasformata in un inseguimento da brividi: il fratello della vittima, appresa la notizia e deciso a farsi giustizia da solo, si è lanciato all’inseguimento del commando con la propria vettura.
Una corsa folle tra le strade di Barra finita con lo schianto dell’auto dei fuggitivi contro il muro di un’abitazione. Nonostante l’incidente, il gruppo di fuoco ha mantenuto la freddezza necessaria per coprirsi la fuga: uno dei complici, uscito dall’abitacolo distrutto, ha esploso diversi colpi d’arma da fuoco contro l’auto dell’inseguitore, crivellandola di proiettili prima di dileguarsi nel nulla.
Oggi, a distanza di un anno, la risposta dello Stato: il GIP del Tribunale di Napoli ha firmato l’ordinanza che porta in carcere l’esecutore materiale di quella spedizione punitiva, svelando le dinamiche interne di un clan che pretende di controllare ogni aspetto della vita illegale del quartiere.
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