Giugliano, politica e camorra: l’ex sindaco Poziello rinviato a giudizio

L’ex sindaco di Giugliano Antonio Poziello e altri sono sotto processo per presunti legami tra politica e camorra.

Giugliano -Va a processo l’ex sindaco di Giugliano Antonio Poziello insieme a ex assessori, consiglieri comunali, dirigenti e imprenditori coinvolti nell’inchiesta che ha fatto emergere i presunti intrecci tra politica, camorra e affari nel Comune a nord di Napoli.

La seconda sezione collegio E del tribunale di Napoli ha disposto il rinvio a giudizio per la gran parte degli imputati, respingendo le richieste di archiviazione avanzate dalle difese.
Il procedimento entra così nel vivo: complessivamente sono 43 le persone chiamate a rispondere delle accuse, tra rito ordinario e rito abbreviato.

Per i rinviati a giudizio con rito ordinario, la prima udienza è fissata per il 22 aprile, data di apertura del dibattimento.

Gli imputati

Saranno giudicati con rito ordinario l’ex sindaco Antonio Poziello, l’ex assessore Giulio Di Napoli, gli ex consiglieri comunali Pasquale Casoria e Paolo Liccardo, insieme – tra gli altri – a Filippo Frippa, già dirigente comunale, e a numerosi imprenditori e funzionari.

Il giudice ha disposto lo stralcio della posizione dell’ex consigliere Andrea Guarino, mentre ha dichiarato il non luogo a procedere per Michele Olimpio e Francesco Vitiello.
Per gli imputati che hanno scelto il rito abbreviato, le udienze sono calendarizzate per il 13 febbraio e il 4 marzo.

In quelle date interverranno soprattutto i difensori di soggetti ritenuti vicini al clan Mallardo. Intanto il Comune di Giugliano si è costituito parte civile, ritenendosi danneggiato da un presunto sistema corruttivo che avrebbe inciso profondamente sull’amministrazione dell’ente.

Il presunto sistema

L’indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, ha preso avvio nel 2015 e si è sviluppata fino al 2020, anno della sfiducia all’amministrazione Poziello e del successivo commissariamento del Comune. Secondo l’accusa, in quegli anni sarebbe stato messo in piedi un sistema corruttivo strutturato, basato su appalti pilotati, dazioni di denaro, concessioni edilizie e promesse di posti di lavoro in favore di imprese riconducibili al clan Mallardo.

Per ogni gara pubblica e per ogni permesso a costruire, sostengono gli inquirenti, sarebbe stata prevista una tangente. Un meccanismo considerato stabile e funzionale sia al finanziamento della politica locale sia al rafforzamento delle casse del clan. Figura chiave della cosiddetta “zona grigia” sarebbe stato Andrea Abbate, detto zio Andrea, indicato come mediatore tra il mondo politico e il vertice del clan Mallardo, allora rappresentato da Domenico Pirozzi, alias Mimì ’o pesante.

Le indagini hanno inoltre ricostruito come la camorra avrebbe esercitato il controllo sui grandi lavori pubblici grazie a coperture istituzionali, destinando parte dei proventi del racket al sostegno delle famiglie dei detenuti e reinvestendo ingenti somme attraverso una rete di prestanome.

Ora spetterà al tribunale accertare responsabilità e ruoli in una vicenda che ha segnato in profondità la storia amministrativa di Giugliano.

@RIPRODUZIONE RISERVATA
Fonte REDAZIONE

Ultime News

TI POTREBBE INTERESSARE
NEWS

Carabinieri assolti per le lesioni al 53enne: «Il fatto non costituisce reato»

A Salerno, cinque carabinieri sono stati assolti da accuse...

Barra, ladro convocato e punito perché rubava senza permesso, arrestato affiliato del clan Aprea

Napoli, un ladro agiva senza l'approvazione dei boss, attirando...

Napoli, ricercato si nasconde nel cassone del letto: arrestato dai carabinieri

Napoli – Dopo giorni di irreperibilità, il suo tentativo...

La 33 di Scampia, il pentito: «Un impero da milioni di euro»

La "33" di Scampia è un centro nevralgico per...