#CastelVolturno: Il processo per la rapina a mano armata si chiude con pene leggere, i colpevoli tornano a casa
Santa Maria Capua Vetere – Il sipario cala su una vicenda che ha scuotuto le strade di Castel Volturno: una rapina a mano armata, avvenuta il primo settembre scorso in un’agenzia di scommesse, si conclude con pene decisamente miti.
Un verdetto inaspettato
Il processo, seguito da molte orecchie curiose, si è chiuso con risultati che hanno lasciato sorpresi e disorientati molti. Le condanne risultano contenute e una delle cinque giovani figure coinvolte è stata completamente assolta. La strategia della difesa ha giocato un ruolo chiave: Roberto Junior Ewusajoe, assistito dall’avvocato Giuseppe Gallo, ha optato per un rito abbreviato. Ammettendo la sua responsabilità, ha visto inflitta una pena di 3 anni e 10 mesi di reclusione, sufficiente per tornare a casa con un braccialetto elettronico.
Chi esce pulito?
Dall’altra parte, c’è Luca Iannilli. Difeso da un legale esperto, ha smontato le accuse a suo carico, ottenendo l’assoluzione totale. Un respiro di sollievo, un nuovo inizio per lui. Gli altri tre, invece, hanno scelto di patteggiare; tra loro spicca un volto noto: il dipendente infedele che ha contribuito a tradire la propria agenzia. Risarcendo il danno, hanno concordato una pena di 2 anni e 6 mesi ciascuno. La comunità, che ha seguito l’evolversi della situazione, si interroga su quali valori motivino simili azioni.
Il colpo da 14mila euro e il tradimento
Era settembre, e un commando armato aveva fatto irruzione nell’agenzia, dirigendosi sicuro verso un bottino di quattordicimila euro. Una cifra inusuale, tale da alzare subito il livello di sospetto. Gli inquirenti hanno avvertito il campanello d’allarme: i flussi di denaro non erano un segreto per chi lavorava dentro. L’intuizione si è rivelata esatta: il basista era un dipendente. Le indagini, condotte dal pm Annalisa Imparato della Procura di Santa Maria Capua Vetere, hanno portato alla luce dettagli inquietanti grazie alle immagini di videosorveglianza e a un’accurata attività sul territorio.
Il vicequestore Pasquale Lamitella e Gianluca Tuccillo della Squadra Mobile avevano spiegato in Questura le modalità di esecuzione dell’operazione che ha portato all’arresto dei cinque giovani di Castel Volturno e al sequestro di un’arma con matricola abrasa, rinvenuta in possesso di uno dei complici. Una narrazione di vita e crimine che lascia un segno profondo, interrogando la comunità su giustizia e perdono.
In una realtà come quella di Castel Volturno, episodi del genere si pongono come riflessione cruciale sulla moralità e sulle scelte che ci definiscono. Perché, alla fine, è il tessuto sociale che ne soffre le conseguenze.
