Procura chiede tre ergastoli per faida di camorra a Ponticelli: oltre 100 anni di carcere richiesti per altri imputati
A Napoli, nel quartiere di Ponticelli, il pubblico ministero Sergio Raimondi della Direzione Distrettuale Antimafia ha richiesto tre condanne all’ergastolo e un totale di circa 100 anni di carcere per sette imputati nel processo per una faida di camorra. Le richieste, formulate durante l’udienza odierna davanti al gup Antonino Santoro, riguardano omicidi avvenuti tra il 2016 e il 2018.
Il processo, celebrato con rito abbreviato, si concentra su una serie di delitti legati a guerre tra clan. Secondo la requisitoria della Procura, tre imputati sono accusati di ruoli di primo piano negli omicidi, inclusi casi in cui le vittime erano estranee alle dinamiche criminali. Le accuse si basano su indagini coordinate dalla Dda e sulla testimonianza di collaboratori di giustizia.
Tra i principali imputati, Ciro Contini, noto come ‘o nirone e nipote del capoclan Eduardo Contini, Giulio Ceglie e Vincenza Maione. Per loro, la Procura ha invocato l’ergastolo, considerandoli responsabili, a vario titolo, dell’organizzazione e dell’esecuzione dei delitti. Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile di Napoli sotto il coordinamento della Dda, hanno ricostruito i fatti attraverso prove e dichiarazioni.
Per gli altri quattro imputati, le richieste sono state di 30 anni di carcere ciascuno per Michele Minichini e Giuseppe Prisco, e di 20 anni per Mariarca Boccia e Gabriella Onesto. Secondo l’accusa, questi individui avrebbero partecipato a pianificazioni e azioni collegate agli omicidi.
Durante il processo, Ciro Contini e Giulio Ceglie hanno reso confessioni, mentre Michele Minichini aveva già ammesso responsabilità in un procedimento precedente. Tuttavia, la Procura ha definito queste ammissioni tardive, sostenendo che fossero arrivate quando le prove erano già consolidate.
Le ricostruzioni degli omicidi si basano sulle indagini della Squadra Mobile e sulle dichiarazioni della collaboratrice di giustizia Luisa De Stefano. Il primo episodio risale al 30 gennaio 2016, quando Mario Volpicelli, un uomo senza precedenti penali, è stato ucciso a Ponticelli. Secondo le accuse, Volpicelli era lo zio di un individuo coinvolto in un precedente omicidio, rendendolo un target di vendetta. Michele Minichini è indicato come esecutore materiale, con Giulio Ceglie e Vincenza Maione coinvolti nell’azione.
Poco più di un mese dopo, il 7 marzo 2016, Giovanni Sarno, anch’egli incensurato, è stato assassinato nella sua abitazione. La Procura sostiene che Sarno fosse il fratello di due membri di clan diventati collaboratori di giustizia. Ciro Contini è accusato di aver premuto il grilletto, mentre Minichini, Maione e Onesto avrebbero organizzato l’agguato. Mariarca Boccia, secondo le indagini, fornì informazioni cruciali sul bersaglio.
L’ultimo omicidio contestato risale al 12 marzo 2018. Salvatore D’Orsi, noto come Poppetta e ritenuto vicino a un clan rivale, è stato ucciso a Ponticelli. Secondo la Procura, Minichini e Prisco agirono come esecutori, in un contesto di scontri tra gruppi criminali.
Questi fatti emergono dalle indagini della Procura e dalla Squadra Mobile, supportate dalle testimonianze di collaboratori di giustizia come Luisa De Stefano. La mappa degli omicidi, secondo una prima ricostruzione, segue una logica di ritorsione, con obiettivi scelti per legami familiari o presunte alleanze.
Ora, la parola passa alle difese, rappresentate dagli avvocati Dario Carmine Procentese, Salvatore Impradice, Antonella Regine, Leonardo Lombardi e Sorbilli. Essi presenteranno le arringhe nei prossimi giorni. Il gup Antonino Santoro emetterà la sentenza in una data successiva, che potrebbe definire gli sviluppi delle indagini sulla faida di Ponticelli. Le autorità continuano a monitorare le dinamiche criminali nell’area per prevenire ulteriori episodi.
@RIPRODUZIONE RISERVATA – Fonte: Procura della Repubblica di Napoli e Direzione Distrettuale Antimafia.
