Ergastolano condannato per la strage di Gela del 1990 chiede revisione del processo
Un ergastolano, condannato per il suo ruolo nella strage di Gela del 27 novembre 1990, ha presentato un’istanza per la revisione del processo. L’uomo, legato al clan Madonia, è attualmente detenuto nel carcere di Parma, dove sconta la pena definitiva emessa nel 1993.
La strage, avvenuta a Gela in provincia di Caltanissetta, Sicilia, è stata una serie di agguati coordinati che provocarono otto vittime e numerosi feriti. Secondo le ricostruzioni fornite dalle indagini dell’epoca, gli eventi si verificarono in serata e coinvolsero bande rivali nell’ambito della criminalità organizzata.
Il primo agguato avvenne attorno alle 19:00 in Corso Vittorio Emanuele, dove due persone furono uccise e sei ferite, tutte legate a un gruppo di estorsori affiliato alla cosca Madonia. Testimoni oculari, citati nei verbali dei carabinieri, descrissero la scena come un attacco rapido e preciso.
Pochi minuti dopo, alle 19:07, un secondo episodio si verificò in via Tevere, davanti a una bancarella di frutta e ortaggi. Qui, tre individui persero la vita e cinque furono feriti, tra cui due incensurati presenti per caso. Fonti investigative, tra cui rapporti della polizia, indicarono che l’obiettivo era legato a pregiudicati connessi al clan.
Gli attacchi proseguirono tra le 19:15 e le 19:18. Un uomo fu ucciso davanti a una macelleria in via Venezia, mentre l’ottava vittima cadde in via V25, nei pressi del cimitero monumentale. Secondo le dichiarazioni di collaboratori di giustizia interrogati in seguito, quest’ultima persona era un incensurato, colpito per il suo legame familiare con affiliati al clan Madonia.
La condanna dell’ergastolano si basò su prove raccolte dalla procura di Caltanissetta, incluse testimonianze di testimoni e successivi pentiti. L’uomo è stato detenuto ininterrottamente dal 1990, anche se non è più sottoposto al regime del 41bis.
Ora, la difesa dell’ergastolano, rappresentata dall’avvocato penalista Massimo Viscusi, specializzato in casi di alta sicurezza, ha presentato l’istanza di revisione. Secondo la ricostruzione fornita dalla difesa, la richiesta si appoggia su norme giuridiche introdotte dopo il processo originale, che potrebbero offrire nuovi elementi per rivalutare le prove e le procedure seguite.
Le indagini sulla strage di Gela furono condotte congiuntamente da carabinieri e polizia, con il supporto di collaboratori di giustizia che fornirono dettagli cruciali. Queste fonti rimangono centrali nelle documentazioni ufficiali.
Attualmente, la richiesta di revisione è al vaglio delle autorità giudiziarie. Se accolta, potrebbe aprire un nuovo capitolo nelle indagini, permettendo un riesame delle prove esistenti. Le autorità competenti, tra cui la procura di Caltanissetta, non hanno ancora commentato ufficialmente sullo stato della pratica.
