Ex boss di Scampia testimonia sulle minacce del clan Raia dopo l’omicidio del figlio
Raffaele Notturno, figura storica della camorra a Scampia, Napoli, ha fornito una dettagliata testimonianza alla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Napoli il 18 ottobre 2022. In essa, descrive la progressiva perdita del controllo sullo chalet Baku, un locale simbolo dello spaccio di droga nel quartiere, a seguito dell’omicidio del figlio Nicola e della scarcerazione dei fratelli Raia.
Lo chalet Baku, situato a Scampia, è stato per anni un epicentro del traffico di stupefacenti gestito da Raffaele Notturno. Secondo la sua ricostruzione, il sito rappresentava non solo un’attività illecita, ma un elemento di potere all’interno dei clan locali.
L’omicidio di Nicola Notturno ha segnato un turning point negli equilibri criminali. Notturno ha dichiarato che, da quel momento, emersero tensioni con i fratelli Raia: Patrizio, Costantino e Francesco.
Le minacce iniziarono dopo la scarcerazione di Armandino Ciccarelli, Patrizio Raia e, infine, Costantino Raia, tra la fine del 2018 e i primi mesi del 2019, secondo quanto riportato nella testimonianza. Fino a quel periodo, Notturno manteneva il pieno controllo dello chalet.
“Quando è uscito Costantino, la situazione è precipitata”, ha affermato Notturno ai magistrati. Un gruppo, formato da Costantino Raia, Patrizio Raia e altri familiari, lo ha avvicinato imponendogli di cedere il comando.
In un episodio specifico, citato nella deposizione, Armando Ciccarelli ha bussato alla porta di Notturno per consegnare il messaggio. I Raia gli ordinarono di “farsi da parte”, sostenendo di agire sotto l’influenza del fratello di Notturno, Enzo, detenuto.
Da quel momento, Notturno è stato “parcheggiato”, come definito nella sua testimonianza. Rimase nel quartiere, ma venne escluso dalle operazioni di spaccio. I ragazzi coinvolti nel traffico rispondevano ora direttamente ai Raia.
Le entrate illegali calarono e le intimidazioni si intensificarono. Notturno ha raccontato di una campagna di terrore che coinvolse i suoi familiari e conoscenti.
Un mese dopo l’imposizione, un episodio ha coinvolto il nipote di Notturno, Raffaele Iacono. Secondo la deposizione, Patrizio, Costantino e Francesco Raia irruppero in casa sua, minacciando: “Non hai capito niente, ti schiattiamo la testa”.
Le minacce si estesero a chiunque fosse associato a Notturno. “Chi sta con te viene picchiato”, ha dichiarato. Un caso specifico riguarda Bruno Genovese, aggredito da Luigi Ruffo e Pietro, nipote di Costantino Raia, dopo essere stato visto con Notturno.
La tensione raggiunse il culmine in un tentato omicidio. Notturno ha descritto l’accaduto durante una domenica, mentre si trovava da sua madre in un negozio di caramelle a Scampia. “Tutti erano scomparsi”, ha riferito, intuendo un pericolo.
Poco dopo, una persona identificata come “Gettone”, con una pistola e un casco integrale, lo cercò per sparargli. Gli abitanti del rione lo riconobbero quando si alzò la visiera. La madre di Notturno lo avvertì del rischio immediato.
L’inseguimento non si limitò a lui. Il nipote Carmine Iannotti ha confermato, secondo la testimonianza, di essere stato inseguito dalla stessa persona con l’intento di sparargli.
Notturno cercò di ottenere un’arma per difendersi, ma i Raia negarono ogni aiuto, come riportato nella sua deposizione. Intanto, il clan Raia consolidò il controllo sul territorio.
Hanno acquisito proprietà chiave, tra cui una casa al tredicesimo piano nel Lotto T/A, due unità al Buon Pastore e una sala biliardo nella Torre Bianca, dove era stato ucciso Nicola Notturno. Queste acquisizioni, secondo la DDA, simboleggiano il passaggio di potere.
Di fronte a queste pressioni, Notturno si isolò. “Mi sono chiuso in casa per proteggere la mia famiglia”, ha spiegato ai magistrati.
Le sue dichiarazioni trovano riscontro nelle testimonianze di un altro collaboratore, Salvatore Roselli. Quest’ultimo ha confermato che i fratelli Raia erano “male intenzionati” verso Notturno dopo la scarcerazione.
Roselli ha aggiunto di aver interceduto per evitare l’omicidio, avvertendo che tale atto avrebbe potuto spingere Enzo Notturno a collaborare. Di conseguenza, fu decisa l’estromissione controllata di Raffaele Notturno, con i Raia affiancati ad Armando Ciccarelli.
Per la DDA di Napoli, questi eventi rappresentano l’ascesa del clan Raia sullo chalet Baku, tra la fine del 2018 e i primi mesi del 2019. Il dominio si basava su traffico di droga, violenza e controllo territoriale.
Le testimonianze di Notturno e Roselli sono state fondamentali per un’ordinanza che ha portato a 15 arresti nel clan Raia, come confermato dalle fonti investigative.
Le indagini continuano, con la DDA di Napoli al lavoro per verificare ulteriori dettagli e possibili collegamenti. Nuovi sviluppi potrebbero emergere dalle analisi delle dichiarazioni dei collaboratori.
