Napoli: Sconto di pena riapre ferite per l’omicidio del sovrintendente Domenico Attianese
Napoli – La decisione della IV Sezione della Corte di Assise di Appello ha riacceso antiche ferite con una riduzione della pena per uno dei responsabili dell’omicidio di Domenico Attianese, ucciso quasi quarant’anni fa mentre tentava di intervenire in una rapina a Pianura. La condanna di Salvatore Allard è passata da 30 a 22 anni di reclusione, accogliendo le richieste della difesa, rappresentata dall’avvocato Domenico Dello Iacono, che ha ottenuto il riconoscimento di attenuanti generiche.
Contrariamente, Giovanni Rendina, complice di Allard, ha visto confermata la sua condanna a 30 anni. Questo contrasto ha subito sollevato interrogativi sulla coerenza della giustizia, considerando le differenze nelle valutazioni dei due imputati.
La questione è aggravata dalla natura di cold case che ha caratterizzato l’omicidio di Attianese, risolto solo grazie a moderne tecnologie investigative. Nel febbraio 2024, analisi di impronte digitali hanno condotto all’identificazione di Allard e Rendina, ponendo fine a decenni di impunità dopo l’assoluzione nel primo processo del 1996.
Nell’estate del 2024, Allard ha inviato un memoriale confessorio, nel quale esprimeva il desiderio di poter tornare indietro, ma omettendo il nome del terzo complice, che resta ancora sconosciuto e libero. Questa omissione, inizialmente punita dal GIP De Lellis con l’assenza di sconti di pena, è stata rivalutata dai giudici d’Appello, che hanno deciso diversamente, concedendo le attenuanti.
La sentenza ha generato forte delusione tra i familiari di Attianese. Carla Attianese, figlia del sovrintendente, ha manifestato il suo disappunto, ponendo domande sul significato del pentimento di Allard, evidenziando la contraddizione della sua confessione tardiva, avvenuta solo dopo l’emergere di prove incontrovertibili.
Ripercorrendo la tragedia, il 4 dicembre 1986, all’interno della gioielleria “Romanelli” a Pianura, Attianese, libero dal servizio, si era precipitato a fermare una rapina. La figlia quattordicenne, che si trovava nei pressi, aveva fatto appello al padre. L’intervento dell’agente si era concluso tragicamente: dopo una colluttazione, Attianese era stato colpito a morte da un colpo alla testa.
Oggi, a quasi quarant’anni dall’evento, la giustizia sembra scrivere un nuovo capitolo, mentre il mistero del terzo complice persiste, mantenendo viva la ricerca di una verità non ancora completa. Attualmente, resta da vedere come la pena ridotta di Allard sarà eseguita e se le indagini sul terzo uomo daranno nuovi sviluppi.
