Il pentito Luigi Esposito e i segreti della Vanella Grassi: «Volevamo uccidere Rosas e Iazzetta»

Il welfare della camorra a Scampia: 24mila euro al mese per i soli boss detenuti.

Instagram dal carcere e omicidi pianificati per 300 euro: la nuova mappa del clan Petriccione

Le rivelazioni del collaboratore di giustizia ricostruiscono l’ascesa di Fabio Iazzetta, i canali di comunicazione criptati tra celle e territorio e le tensioni interne per le ‘mesate’ che stavano per sfociare in una nuova guerra di sangue.

Un omicidio per “dare un senso” alla morte di un fratello, una serie di videochiamate su Instagram dal carcere e un libro paga che non ammette ritardi. È lo spaccato della Vanella Grassi che emerge dalle ultime deposizioni di Luigi Esposito, il collaboratore di giustizia che dal settembre 2024 sta riscrivendo la geografia criminale di Scampia.

Le sue dichiarazioni, ritenute pienamente attendibili dal GIP anche grazie all’autoaccusa di un tentato omicidio finora rimasto insoluto, svelano come il clan abbia gestito il potere tra latitanze eccellenti e l’ombra lunga della famiglia Petriccione.

L’arruolamento: una “stesa” come biglietto da visita

Tutto inizia nel gennaio 2022. Luigi Esposito e il fratello Camillo (ucciso in un agguato il 7 settembre 2024) decidono di farsi notare. Organizzano una “stesa” nel Lotto G, sparando all’impazzata verso le “Castelline”.

Un’azione non autorizzata che, invece di attirare una condanna a morte, suscita l’interesse dei vertici. È Fabio Iazzetta, figura emergente del gruppo, ad avvicinarli: “Ci apprezzò come persone – mette a verbale Esposito – e ci offrì 1.000 euro al mese per restare a disposizione”. È l’inizio di un’ascesa che porterà i fratelli a percepire fino a 2.000 euro al mese e a ricevere in dotazione pistole 9×21.

Il “colpo di Stato” via social

Il racconto di Esposito si fa dettagliato quando descrive il passaggio di consegne al vertice. Il 4 luglio 2022 è la data spartiacque: i boss Gaetano Angrisano, Antonio Coppola e Giuseppe Corcione scelgono la latitanza dopo una sentenza sfavorevole della Cassazione. In quel vuoto di potere, Iazzetta tenta di prendere le redini, ma deve fare i conti con la “linea diretta” dei detenuti.

Il collaboratore descrive una scena cinematografica avvenuta nel dicembre 2023, subito dopo l’arresto di Gaetano Angrisano. Gli affiliati si riuniscono nel Rione Berlingieri. Parte una videochiamata su Instagram. Dall’altro lato dello schermo c’è Salvatore Petriccione Junior, che parla da una cella. È lui a dare l’investitura ufficiale a Iazzetta: “State uniti, non è rimasto nessuno fuori con il cognome (Petriccione, ndr)”. Iazzetta diventa il reggente, incaricato di gestire la cassa e il territorio.

La contabilità del clan: le “mesate” d’oro

Nonostante le difficoltà, la Vanella Grassi si conferma una potenza economica. Esposito svela il sistema della “mescita” (lo stipendio mensile), pagata puntualmente ogni 10 del mese. Le cifre sono da capogiro: la sola famiglia Petriccione costa al clan 24.000 euro al mese. Ogni esponente di spicco detenuto – da Totore ‘o Marenaro ai figli Gaetano e Salvatore Jr, fino al genero Angrisano – riceve 6.000 euro mensili fissi, indipendentemente dai guadagni del gruppo.

Soldi che circolano tra le mani delle mogli dei boss o vengono gestiti in covi sicuri, come l’abitazione di Raffaele Russolillo, indicato come il custode dei summit e dei latitanti del Lotto G.

Sangue per 300 euro: il piano per uccidere Iazzetta

Tuttavia, sotto la superficie, il malumore serpeggiava. Esposito racconta di una frattura insanabile nata per ragioni banali: un prestito negato. Dopo aver dilapidato somme ingenti in scommesse, i fratelli Esposito chiedono a Iazzetta 300 euro per il noleggio di un’auto. Il rifiuto del reggente, arrivato davanti a tutti, viene vissuto come un’umiliazione imperdonabile.

“Volevamo uccidere Iazzetta e Luigi Rosas”, confessa il pentito. Il piano era già in fase avanzata, tanto da aver ricevuto il “placet” da un altro boss detenuto, Alessio Angrisano, che tramite un intermediario avrebbe dato il via libera: “Potete farlo”. Solo l’omicidio di Camillo Esposito e la successiva scelta di Luigi di passare dalla parte dello Stato hanno interrotto una spirale di violenza che avrebbe decimato i vertici del gruppo dei Girati.

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