Il San Giovanni Bosco di Napoli: il conflitto tra salute e camorra
Napoli, Ospedale San Giovanni Bosco. Qui, il dolore e la speranza dei malati si intrecciano con gli affari illeciti della criminalità organizzata. Secondo le indagini della Procura, il nosocomio non è considerato un’eccellenza sanitaria, ma un vero e proprio “feudo” controllato dal clan Contini, noto per la sua potenza e influenza nel quartiere di Secondigliano.
Le testimonianze di collaboratori di giustizia rivelano un sistema ben radicato all’interno della struttura, dove le figure criminali non si limitano ad esercitare il controllo dall’esterno. Infermieri, autisti di ambulanze e personale impiegato nelle pulizie sarebbero, secondo le fonti investigative, parte integrante di un meccanismo che gestisce liste d’attesa, favori e profitti illeciti. Gli stessi criminali si spacciano per operatori sanitari, con l’obiettivo di garantire corsie preferenziali a persone a loro vicine.
La gestione del bar dell’ospedale rappresenta un nodo cruciale nel sistema di riciclaggio del clan. Teodoro De Rosa, ex fiduciario del clan, ha rivelato come Salvatore Botta, figura di spicco e formalmente un portantino, avesse un’influenza decisiva nei processi decisionali dell’ospedale. Secondo De Rosa, Botta controllava non solo le aperture di reparti, ma anche eventuali punizioni per chi non si piegava al suo volere.
Il clan Contini è in grado di garantire il controllo delle ditte di pulizia, un settore vitale per il nosocomio. Testimonianze raccolte in indagini della DDA confermano che molte di queste aziende sono legate a esponenti del clan, creando un legame di dipendenza reciproca. Gli affiliati sono identificabili anche attraverso le divise che indossano, come emblema di appartenenza.
I collegamenti tra il clan e il servizio sanitario si estendono a pratiche corruttive che eludono la burocrazia. Alcuni utenti, grazie ai contatti con i membri del clan, riescono ad ottenere prestazioni sanitarie all’istante, ignorando le liste d’attesa. Ma l’influenza del clan non si limita a favori: emergono anche veri e propri reati, come la falsificazione di documenti medici per avvantaggiare detenuti.
La situazione si complica ulteriormente quando i membri del personale sanitario si trovano in difficoltà. Testimonianze indicano che, invece di contattare le autorità competenti, alcuni medici chiedono aiuto direttamente ai membri del clan. Un episodio del 2013 ha visto un medico minacciato contattare un affiliato, il quale immediatamente ha dovuto intervenire per gestire la situazione.
Si delinea quindi un quadro inquietante in cui l’Ospedale San Giovanni Bosco diventa un nodo strategico nel sistema della camorra, utilizzato anche per la gestione di rivalità tra clan avversari. Mario Lo Russo, ex boss del clan Lo Russo, ha confermato che la spartizione degli ospedali tra gruppi criminali è una prassi consolidata, utilizzata per consolidare il potere e il controllo sul territorio.
Le indagini sono ancora in corso, e le autorità stanno aggiornando periodicamente il pubblico sugli sviluppi. La situazione rimane complessa e potrebbe portare a ulteriori arresti e misure di repressione nei confronti delle organizzazioni coinvolte.
In questo contesto, il San Giovanni Bosco, piuttosto che un luogo di cura, sembra trasformarsi in un ingranaggio di un sistema marcio, in cui la criminalità organizzata continua a minare le fondamenta della sanità pubblica.
