Un’area di Napoli, un carcere, una rete di droni e un clan che continua a gestire il territorio anche dietro le sbarre. Il processo di primo grado contro dieci esponenti del clan Vanella Grassi, accusati di aver inondato con droni e pacchi di merce il carcere di Secondigliano, si è concluso con dieci condanne per un ammontare complessivo superiore a 130 anni di carcere.
Le pene sono state inflitte dal gup Aufieri, al termine del rito abbreviato, con un dispositivo che, pur confermando il ruolo di vertice di alcuni imputati, in alcuni casi è rimasto al di sotto delle aspettative della Procura, che aveva chiesto un castigo più severo per il traffico di stupefacenti, l’accesso indebito a dispositivi di comunicazione e la finalità di agevolare l’associazione camorristica Vanella Grassi.
Indagini della Squadra Mobile e del Sisco
A condurre le indagini sono stati i poliziotti dell’Area 4 del Sisco con base a Napoli, affiancati dalla Squadra mobile della Questura e dal personale della polizia scientifica.
Nel novembre 2024, fu eseguita un’operazione che portò a dodici misure cautelari per reati associativi legati al traffico di stupefacenti e all’accesso indebito a dispositivi di comunicazione per i detenuti, aggravati dal metodo mafioso e dalla volontà di agevolare la Vanella Grassi, attiva in particolare nella zona del Perrone di Secondigliano e, nel corso degli anni, allargatasi all’intero quartiere.
Droni, cocaina e merce di lusso
Il sistema era organizzato a partire dalla base operativa di via del Cassano, dove abita Rita Pitirollo, dalla cui abitazione si autorizzavano e coordinavano le spedizioni.
Il trasporto avveniva con droni di ultima generazione, manovrati dal “driver” Nicola Vellucci, che partivano dal vicino campo nomadi di Secondigliano o dalla terrazza di un palazzo in via Pazienza, proprio di fronte alla struttura penitenziaria.
Per ogni volo, il compenso era di circa 100 euro per volta, pagati a un rom che metteva a disposizione le attrezzature.
I droni non trasportavano solo cocaina e altre droghe, ma anche cellulari, oggetti acquistati su Amazon, cibo, abiti e persino profumi di lusso, che entravano facilmente nel carcere sfruttando le zone d’ombra del perimetro e la rete di connivenze interne.
Il ruolo dei vertici: Nico Grimaldi e il clan “i girati”
A capo dell’organizzazione, coordinando le operazioni dall’interno del circuito criminale, era identificato Nico Grimaldi, esponente di spicco della Vanella Grassi, affiancato da Carmine Casaburi.
All’esterno, occupandosi di ordini, pagamenti e coordinamento, agivano Rita Pitirollo, madre di Nico, e Addolorata De Falco, sua moglie.
Il clan Vanella Grassi, noto anche come “i girati” per la sua capacità di spostare le alleanze e i mercati, ha consolidato negli anni il controllo del territorio di Secondigliano e delle aree limitrofe, utilizzando anche il carcere come nodo operativo per lo spaccio e il controllo dei detenuti.
Sommando tutte le condanne, il computo complessivo delle pene inflitte per il traffico di stupefacenti e l’agevolazione dell’associazione camorristica Vanella Grassi supera 130 anni di carcere, con condanne che vanno dai 20 anni fino a 2 anni.
Il dispositivo del gup
Nel dettaglio, il gup ha disposto le seguenti condanne:
Rita Pitirollo – 20 anni
Nico Grimaldi – 20 anni
Carmine Casaburi – 14 anni e 10 mesi
Anna Cataldo – 14 anni e 10 mesi
Antonio Salvati – 14 anni e 10 mesi (in continuazione)
Addolorata De Falco – 14 anni
Ciro Petrozzi – 14 anni
Nicola Vellucci – 9 anni e 6 mesi (in continuazione)
Gaetano Grimaldi – 9 anni e 5 mesi
Giuseppe Effuso – 2 anni
