Napoli, riemerge ‘o Muntato: si ridisegna la mappa del clan Contini nel narcotraffico urbano

Napoli: Il Ritorno di Gennaro ‘o Muntato e il Risveglio del Clan Contini

NAPOLI – Il 12 giugno 2019 segna un punto di svolta nella geografia criminale di Napoli. A quel giorno, Gennaro De Luca, noto come “Gennaro ‘o Muntato”, esce dal carcere dopo ventidue anni di detenzione. Il suo ritorno segna una restaurazione mafiosa in un contesto già gravemente compromesso dalla presenza dei boss storici, Edoardo Contini e Patrizio Bosti, attualmente al regime 41-bis.

Le recenti indagini condotte dalla Squadra Mobile e dai Carabinieri, sotto la direzione della DDA di Napoli, evidenziano un cambio di guardia all’interno del clan Contini. L’ordinanza cautelare del 3 marzo, firmata dal gip Fabrizia Fiore, ha portato in carcere 39 membri del clan e ha visto 126 indagati. Questa operazione ha reso evidenti le dinamiche del “nuovo corso” mafioso, che ricollega le proprie radici a tradizioni secolari pur cercando di adattarsi a tempi moderni.

Il Potere dei Viceré

La ricostruzione della mappa del potere rivela un clan Contini organizzato e polimorfo, radicato nei quartieri storici di Napoli. Gaetano Girgenti, noto come “Core e Fierr”, rappresenta il clan nel Vasto-Arenaccia, mentre nella zona di Sant’Alfonso, chiamata “’à Connolo”, il controllo è esercitato dai fratelli Russo: Gennaro, Giovanni e Antonio, noti come “I Suricill”. A Gennaro Russo è affidata la direzione del narcotraffico, dati i suoi trascorsi già affermati nella criminalità.

Il legame tra “’o Muntato” e i Russo si consolida in una storia di sangue e punizioni, legata agli omicidi di Mele e Annunziata, avvenuti nel 2005. A completare il mosaico ci sono Carmine De Luca, conosciuto come “Zezzella”, e i rioni Amicizia e San Giovanniello, luoghi di origine della mafia napoletana.

Estorsione e Sottobosco Criminale

Dalle indagini emerge una strategia criminale altamente sofisticata. Diversamente da altri gruppi emergenti, i Contini preferiscono un approccio discreto: una pressione invisibile e sussurrata sui commercianti del Vasto, piuttosto che l’uso di armi. Tuttavia, quando necessario, il clan interviene con sostituzioni strategiche, come nel caso di Gaetano Girgenti, ritenuto non all’altezza nella riscossione delle estorsioni.

L’Infiltrazione nei Servizi Sanitari

L’indagine mette in luce anche la capacità del clan di infiltrarsi nei settori vitali della città. Non si tratta solo di narcotraffico e racket: l’Alleanza di Secondigliano, che unisce Contini, Licciardi e Mallardo, ha esteso il suo monopolio a distributori di carburante, gioiellerie e perfino scommesse online. Alcune strutture ospedaliere sono state descritte come uffici privati per vertici clandestini e decisioni mafiose, creando un sistema di welfare criminale per le famiglie degli affiliati detenuti.

Un’Impero Economico

Secondo gli inquirenti, non si può considerare il clan come entità isolate. L’Alleanza rappresenta una struttura unitaria che resiste dai blitz. Nonostante l’arresto di 126 esponenti nel 2019, l’organizzazione ha mostrato straordinaria capacità di rigenerazione. Define come “glocal”, il clan riesce a mantenere radici locali mentre espande i suoi interessi a livello nazionale e internazionale.

Preparazione alla Violenza

Nonostante una preferenza per strategie più sottili, i Contini non rinunciano alla violenza laddove necessario. Recente attività di polizia ha portato al sequestro di armi in un garage a Casoria, confermando che l’organizzazione resta pronta a rispondere a minacce esterne.

Le indagini proseguono, rivelando un panorama criminale complesso e in continua evoluzione. Le forze dell’ordine rimangono vigili, con la DDA di Napoli attivamente coinvolta nella lotta contro questo impero mafioso. Ulteriori sviluppi sono attesi nelle prossime settimane, mentre le autorità cercano di disarticolare una rete che affonda le radici nella storia di Napoli.

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