Fermati dalla polizia tra corso Arnaldo Lucci e via Vespucci dopo un breve inseguimento. Gli investigatori vogliono chiarire se i due stessero preparando una “stesa”, un agguato oppure se fossero solo di passaggio. L’episodio riaccende i riflettori sulle tensioni criminali nell’area contesa dai gruppi Mazzarella-Caldarelli e Marigliano.
Il controllo e la fuga
Saranno le indagini a stabilire se si apprestassero a compiere una “stesa”, un agguato o se invece si trovassero in zona per altre ragioni. Ma quanto accaduto nella notte nel cuore delle Case Nuove ha fatto scattare un nuovo allarme sugli equilibri criminali, da tempo fragili, in uno dei quadranti più delicati della città.
A finire in manette sono stati Michele Scalabrì, 28 anni, residente al Borgo Sant’Antonio Abate, e Gianni Maria Lama, 31 anni, di Giugliano, entrambi già noti alle forze dell’ordine. I due sono stati bloccati dalla polizia dopo un breve inseguimento e trovati in possesso di una pistola pronta all’uso.
L’operazione della polizia
L’intervento è scattato intorno alle 4 di venerdì, in piena notte. Gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale, durante un servizio di controllo del territorio in corso Arnaldo Lucci, hanno notato una Fiat Panda con a bordo due uomini dal comportamento ritenuto sospetto.
Secondo quanto ricostruito, i due, accortisi della presenza dei poliziotti, avrebbero accelerato improvvisamente nel tentativo di sottrarsi al controllo. Ne è nato un inseguimento di breve durata, conclusosi in via Amerigo Vespucci, all’incrocio con via Sebeto, dove gli operatori sono riusciti a raggiungere e fermare l’auto.
La pistola gettata durante la corsa
Nel corso della fuga, i due sospettati si sarebbero disfatti di un’arma. La pistola, recuperata dagli agenti, è risultata priva di marca, con matricola abrasa, e completa di caricatore con sei cartucce calibro 6,35.
Addosso ai fermati è stata trovata anche una somma in contanti di circa
2.000 euro, denaro che però non è stato sottoposto a sequestro. Per Scalabrì e Lama si sono aperte le porte del carcere di Poggioreale, dove restano detenuti in attesa dell’udienza di convalida davanti al gip.
L’arma sarà ora esaminata dai tecnici della Polizia Scientifica, chiamati a verificare un eventuale utilizzo recente in fatti di sangue o in raid intimidatori.
Un quartiere già sotto pressione
L’episodio riporta alta l’attenzione su un’area da mesi al centro delle indagini. Le Case Nuove, infatti, restano osservate speciali dopo la clamorosa sparatoria avvenuta nei mesi scorsi, segnale di una tensione mai davvero rientrata.
L’ultimo grave precedente risale alla fine di ottobre, quando in via Vespucci, in una strada molto trafficata, furono esplosi diversi colpi di pistola contro uno stabile al civico 129. In particolare, il muro esterno di un appartamento al terzo piano venne raggiunto da quattro proiettili, mentre altre due ogive furono trovate sul selciato.
La guerra tra gruppi rivali
Il sospetto investigativo è che anche quell’azione fosse legata a una rappresaglia armata per il controllo del territorio e dei business illeciti, in particolare lo spaccio al dettaglio e il racket. Resta però ancora da definire con precisione il perimetro delle responsabilità e i gruppi effettivamente coinvolti.
Nell’area delle Case Nuove, da anni, si fronteggiano i gruppi rivali Caldarelli-Mazzarella e Marigliano, con questi ultimi entrati in attrito anche con i Contini. In questo scenario, il fermo dei due uomini armati nella notte rappresenta un nuovo segnale di instabilità e riaccende i timori su possibili nuove azioni di violenza.
