Camorra, il boss Massimiliano Esposito ‘o scugnato finisce al 41 bis

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Il Ministro della giustizia, Carlo Nordio ha disposto l’immediato isolamento per il ras di Bagnoli, Massimiliano Esposito meglio noto come ‘o scagnato,  dopo la scoperta di veri e propri “summit” virtuali tra i familiari detenuti e il sequestro di cellulari nel carcere di Secondigliano.

Un provvedimento che segue a stretto giro la pioggia di condanne abbattutasi sulla cosca di Coroglio nel rito abbreviato: 14 anni al capoclan e oltre 13 alla consorte Maria Matilde Nappi.

L’offensiva dello Stato e il carcere duro

La morsa dello Stato si stringe inesorabilmente attorno al clan Esposito-Nappi. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha firmato un decreto che dispone l’immediato isolamento per il boss di Bagnoli, Massimiliano Esposito, per tutti gli ambienti criminali noto come ‘o scognato.

La traiettoria intrapresa dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli è netta e non ammette deroghe: bisogna troncare senza indugi ogni possibilità di contatto illecito tra il capoclan e il mondo esterno, recidendo soprattutto i legami con gli affiliati ancora a piede libero.

Si tratta di un provvedimento estremo, giustificato dalla spiccata e perdurante pericolosità sociale del ras flegreo, ritenuto capace di tessere le fila della sua organizzazione criminale anche da dietro le sbarre.

I “summit” di camorra su TikTok

A far scattare la scure del ministero sono state le clamorose violazioni del sistema detentivo emerse nelle ultime settimane. Nonostante fosse già ristretto in regime di alta sicurezza nel carcere di Secondigliano, lo scorso 13 novembre Esposito è stato denunciato per il possesso di dispositivi telefonici clandestini.

Ma il vero campanello d’allarme è suonato il 12 dicembre, quando sulla scrivania dei pm della Dda è approdata un’informativa a dir poco scottante. Gli investigatori del commissariato Vicaria-Mercato, monitorando la rete, hanno rilevato «una serie di gravi violazioni da parte di soggetti detenuti».

Nei radar dell’antimafia è finita l’intera cupola familiare: la moglie del boss, Maria Matilde Nappi (legata a doppio filo con i vertici della consorteria dei Licciardi), il figlio Massimiliano Giuseppe Junior e il genero.

L’incredibile indagine ha rivelato che il terzetto si dava appuntamento direttamente su TikTok: sfruttando le maglie del social network, i familiari commentavano foto e intrattenevano «vere e proprie conversazioni a distanza», eludendo le restrizioni penitenziarie.

Il pizzo sulla movida e la scure dei giudici

Quello degli Esposito-Nappi è stato un vero e proprio impero criminale, fondato sul terrore e sul racket sistematico. In passato, grazie a un manipolo di fedelissimi pronti a tutto, ‘o scognato era riuscito a mettere sotto scacco il ricchissimo business della movida di via Coroglio.

Le indagini hanno documentato a prova di equivoco i brutali pestaggi subiti da alcuni parcheggiatori abusivi, costretti con la violenza a versare nelle casse della cosca fino a 5mila euro a serata. Un monopolio criminale che di recente ha presentato il conto definitivo in un’aula di tribunale.

Nel novembre del 2025, infatti, il giudice per le udienze preliminari ha inflitto un colpo durissimo alla cosca al termine del processo con rito abbreviato, comminando quasi 100 anni di carcere distribuiti tra i vertici e i gregari del clan.

Le condanne più pesanti sono toccate proprio ai protagonisti di questa vicenda: 14 anni di reclusione per Massimiliano Esposito e 13 anni e 4 mesi per l’inseparabile moglie Maria Matilde Nappi. Ora, con il decreto di isolamento firmato da Nordio, lo Stato prova a far calare definitivamente il sipario sulle velleità di comando del boss di Bagnoli.