Arzano: undici arresti per l’omicidio dell’imbianchino Rosario Coppola
Arzano – Un’azione decisiva delle forze dell’ordine ha portato all’arresto di undici persone, accusate di far parte del clan “167” di Arzano e della fazione scissionista degli Amato-Pagano. L’operazione, condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna, si colloca nel contesto della brutale contrapposizione tra gruppi criminali dell’area nord, a seguito dell’omicidio di Rosario Coppola, un imbianchino incensurato ucciso lo scorso febbraio.
Il drammatico errore di via Barone
Secondo una prima ricostruzione fornita dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA), l’agguato si è consumato in via Alberto Barone. Coppola è stato colpito da cinque proiettili mentre si trovava in compagnia di un amico, un barbiere che è rimasto ferito a un braccio. A quanto risulta, la vera vittima dell’azione omicida era un esponente del clan “167”, recentemente liberato. L’omicidio di Coppola appare quindi come un tragico scambio di persona, avvenuto in un contesto di alta tensione per la supremazia sugli affari illeciti nella zona.
Identikit del presunto esecutore
Tra i catturati figura Salvatore Romano, noto come “Sasy”, ritenuto dagli investigatori un elemento di spicco vicino alla famiglia Pagano. Romano è accusato di aver pianificato e condotto il raid, coadiuvato da Armando Lupoli, il quale non è tra gli arrestati, poiché è rimasto vittima di un agguato il mese scorso in via Mazzini.
Dettagli sull’operazione e gli arresti
L’inchiesta, coordinata dalla magistratura, ha rivelato le nuove gerarchie e alleanze fra Arzano e comuni limitrofi. Oltre a Romano, è stato arrestato Raffaele Silvestro, 49 anni, accusato di associazione a delinquere. Complessivamente, sedici persone sono sotto indagine, tra cui figure di spicco nell’illecita gestione del territorio come Renato Napoleone e Giuseppe Monfregolo. Gli indagati sono per lo più già noti alle forze dell’ordine e accusati di reati connessi alla gestione di armi e traffici illeciti.
Una spirale di violenza per il controllo del territorio
Il quadro che emerge dall’operazione, diretta dal Maggiore Andrea Coratza, evidenzia una faida interna tra ex alleati per il predominio sulle piazze di spaccio, con conseguenti violenze che hanno già portato a due omicidi in meno di un mese. L’arresto di Romano e dei suoi complici si prefigura come un passo cruciale per smantellare le capacità operative di gruppi che non esitano a operare in luoghi pubblici, minacciando la sicurezza della popolazione.
Le indagini proseguono, e ulteriori sviluppi potrebbero emergere nel tentativo di fare fronte a questa allarmante escalation di violenza.
