Arzano: condanna per l’omicidio dell’imbianchino, “Deve addormentarsi e non svegliarsi più”

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Arzano, 4 febbraio 2026: Due innocenti colpiti dall’errore fatale di un agguato

Nella serata del 4 febbraio scorso, in via Tenente Alberto Marone ad Arzano, un agguato ha tragicamente invertito le sorti di un’intera comunità. A bordo di una Smart bianca, Rosario Coppola, un imbianchino, e il suo amico Antonio Persico, barbiere, sono stati colpiti mentre si trovavano nella loro auto. Il bersaglio dell’attacco era in realtà Davide Pescatore, noto come “Pale ’e fierro”, ma l’errore ha segnato l’inizio di una spirale criminale che ha esacerbato le tensioni interne al clan.

Secondo una prima ricostruzione fornita dagli inquirenti, il colpo mortale ha colpito Coppola, mentre Persico è rimasto ferito. Le forze del’ordine, allertate dal delitto, hanno puntato i riflettori su un clan già in difficoltà.

Le indagini, condotte dai pubblici ministeri Cristina Curatoli e Daniela Varone, rivelano come il gruppo di Pescatore sia immediatamente apparso sotto scacco. All’interno, infatti, si è generato un clima di furia nei confronti del sicario che ha commesso l’errore fatale. In una conversazione intercettata, Antonio Caiazza, uno dei principali affiliati a Pescatore, esprime grande inquietudine: «Staranno talmente pieni di ansia chiusi in una casa ora, che non lo sanno neanche loro… carcerato non deve andare proprio quel signore. Deve stare quieto fuori, si deve addormentare…», riferendosi al killer.

Il killer, identificato come Armando Lupoli, è divenuto, secondo il ragionamento interno al clan, un “morto che cammina”. L’omicidio di Coppola, un innocente, ha esposto il clan a un rischio elevato, determinando una sentenza non ufficiale da parte dei suoi membri.

Parallelamente, la faida si svolgeva su due fronti: l’agguato brutale e una guerra psicologica. Salvatore Romano, ritenuto leader dei fuoriusciti, monitorava le attività di Pescatore. In un’intercettazione del 13 febbraio, Romano ha mostrato entusiasmo nel constatare che i suoi uomini non erano stati ancora identificati come nemici. Durante un incontro, i rivali si sono scambiati un saluto, un gesto che, secondo gli inquirenti, simboleggiava le fragili tregue tra le fazioni.

Il 1° febbraio 2026, tre giorni prima dell’agguato, alcuni membri del clan sono stati ripresi dalle telecamere di sicurezza mentre tentavano di “bonificare” l’area in via Padre Pio da Pietrelcina. In questo contesto, Antonio Gesso, insieme ai cugini Lupoli, ha cercato di oscurare le “telecamere dello Stato”, ignorando che le loro azioni erano già state documentate.

Salvatore Romano ha ribadito la sua posizione di forza nel clan, affermando che i suoi uomini compivano atti criminali per pura devozione. Questa sorta di devozione, a suo dire, supera qualsiasi interesse economico.

Il 7 marzo 2026, Armando Lupoli è stato ucciso. I colpi che lo hanno raggiunto mentre si trovava a Casavatore sotto il ponte dell’asse mediano hanno chiuso temporaneamente un capitolo di violenza che continua a segnare Arzano. Mentre le indagini proseguono, la cittadina si trova a vivere un’epoca di tensioni, in attesa di una pace che fatica ad affermarsi.

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