Ribelli di Sasy Romano tramano segretamente per il controllo di Arzano

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La Frattura Criminale di Arzano: La Riscossa dei Ribelli

Arzano, 17 dicembre 2025 – La scarcerazione di Davide Pescatore, noto come Pal’ ‘e Fierr, ha segnato un punto di svolta nel fragile equilibrio criminale del clan della «167». Gli inquirenti della DDA descrivono una situazione di crescente tensione tra il gruppo dominante, guidato dallo stesso Pescatore e dal suo braccio destro, Antonio Caiazza, e una fazione di ribelli conosciuti come “fuoriusciti”, pronta a riprendersi il potere.

Al centro di questa frattura si trova Salvatore Romano, soprannominato Sasy, espulso dal clan per presunti comportamenti inaffidabili. Romano, insieme a un gruppo di fedelissimi, tra cui il suo zio Raffaele Silvestro e Salvatore Lupoli, ha rifiutato l’esilio a Mondragone e ha cominciato a pianificare una controffensiva.

Le Radici della Rottura

Uno degli eventi chiave della disgregazione criminale è stato documentato dal collaboratore di giustizia Gennaro Salvati, e riguarda la gestione delle attività commerciali, in particolare una cornetteria avviata da Antonio Alterio, noto come “lo Sceriffo”. Uscito di prigione, Alterio ha tentato di avviare una vita onesta, ma si è scontrato con le imposizioni del clan, che non tollerano l’indipendenza.

Secondo le parole di Salvati, Caiazza ha tentato di estorcere denaro da Alterio, che, rifiutando di tornare a una vita criminale, ha visto il suo esercizio chiuso e sostituito dal clan. Le istruzioni di Caiazza erano chiare: Alterio doveva lasciare Arzano e prendere il primo treno per Bologna. Invece, ha scelto di rifugiarsi a Secondigliano, dove è diventato parte della fazione ribelle.

La Psicologia di un Boss Fuoriuscito

In un’intercettazione del 13 febbraio 2026, Romano espone la sua filosofia criminale. Mentre viaggia lontano da Arzano, esprime il suo ottimismo sulla capacità di attrarre seguaci attraverso la lealtà piuttosto che il denaro. Le sue parole rivelano una visione distorta della criminalità, in cui la fedeltà, per lui, pesa più delle transazioni finanziarie.

Durante questa fase, i ribelli monitorano ogni mossa dei loro avversari. Lupoli, incontrando Pescatore e Caiazza, stampa un saluto provocatorio, segno di una tensione crescente e di una guerra non dichiarata.

Strategia di Attacco

La preparazione dell’agguato finale ha visto il gruppo ribelle adottare una terminologia cifrata e una sorveglianza intensiva dei social media. Le intercettazioni rivelano che i membri del clan dominante erano consapevoli del pericolo imminente. Giustina Ferone, suocera di Caiazza, annotava su TikTok evidenti segnali di sfida dai ribelli.

Il 21 febbraio 2026, Armando Lupoli espone il suo piano di infiltrazione usando una metafora calcistica per descrivere il suo “doppio gioco”. Contemporaneamente, il gruppo si prepara per un’azione violenta, con Armando che chiede a Salvatore di recuperare un’arma.

Il Colpo Finale

Nonostante i preparativi, Caiazza ha emesso l’ordine decisivo: “addormentarlo per sempre”. Il 7 marzo, quell’”autorete” pianificata si sarebbe tramutata in un colpo fatale per Armando Lupoli, che ha incontrato la morte nei pressi di Casavatore.

Stato delle Indagini

Le indagini su questa crescente conflittualità all’interno del clan della «167» sono ancora in corso, con attenzione rivolta ai movimenti dei due gruppi rivali e al monitoraggio delle attività commerciali sotto il controllo del clan. La DDA continua a esaminare i legami e le strategie dei diversi attori coinvolti, in un contesto in cui la violenza sembra essere una delle poche costanti in un panorama sempre più instabile.

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