La Cassazione si pronuncia a luglio sul caso La Sonrisa: Polese richiede revisione del processo

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Nonostante la recente notifica dell’ordinanza di sgombero, il futuro del “Castello delle Cerimonie”, noto come “La Sonrisa” di Sant’Antonio Abate, appare tutt’altro che deciso. La famiglia Polese ha avviato una nuova controffensiva legale per tentare di evitare la chiusura e la confisca definitiva della struttura.

Il collegio difensivo, guidato dall’avvocato Dario Vannetiello per Concetta “Donna Imma” Polese, e composto anche dagli avvocati Veronica Paturzo e Andrea Castaldo per Agostino Polese, sta seguendo due percorsi distinti nelle aule di giustizia: uno presso la Corte di Cassazione e l’altro presso la Corte d’Appello di Roma.

Il primo appuntamento cruciale è previsto per il prossimo 9 luglio, quando la Suprema Corte si esprimerà sui ricorsi presentati dalla difesa contro la dichiarazione di inammissibilità di una precedente richiesta di revisione. Secondo i legali, emergerebbero nuovi elementi che potrebbero portare a considerare insussistente l’accusa di lottizzazione abusiva. Il fulcro della loro argomentazione risiede nella presunta mancanza di verifica, durante il processo originario, dell’effettivo carico urbanistico generato dalle opere realizzate all’interno della struttura.

In parallelo, l’avvocato Vannetiello ha presentato una nuova e complessa richiesta di revisione presso la Corte d’Appello di Roma, con l’intento di contestare la sentenza del novembre 2016 del Tribunale di Torre Annunziata, poi confermata nei seguenti gradi di giudizio. Tale sentenza aveva accertato la lottizzazione abusiva e disposto la confisca degli edifici del complesso, comprese le abitazioni private.

Questa nuova istanza si fonda su aspetti procedurali e include otto nuovi elementi probatori—tra cui atti di procedimenti penali passati, perizie e documentazione fiscale e fotografica. La difesa sostiene che, anche se il reato contestato dovesse risultare sussistente, sarebbe già caduto in prescrizione prima dell’inizio del processo originario. Se la richiesta fosse accolta, ciò annulerebbe la confisca e restituirebbe la piena proprietà alla famiglia Polese.

L’esito di queste iniziative legali suscita forte preoccupazione non solo tra i proprietari, ma anche tra la comunità locale. La struttura, celebre a livello nazionale e internazionale per eventi significativi e programmi televisivi, rappresenta un importante polo occupazionale, con circa cento dipendenti il cui futuro lavorativo rimane sospeso in attesa delle decisioni dei giudici.

La strategia difensiva, articolata su più fronti, mira a emulare esiti favorevoli ottenuti in casi analoghi. La difesa si mostra fiduciosa circa gli sviluppi, richiamando recenti sentenze in cui l’accoglimento di istanze in appello ha condotto alla revoca di sequestri e alla restituzione di proprietà a legittimi proprietari. Ora, l’ultima parola spetta ai magistrati, mentre il destino della “Sonrisa” continua ad appassionare e preoccupare.

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