Condannati il figlio e il fratello di «Sandokan» per terreni intestati a prestanome

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Condanne nel Processo Contro la Famiglia Schiavone: Ivanhoe e Antonio a Reclusione

Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Napoli, Federica De Bellis, ha emesso una sentenza che prevede pene detentive per Ivanhoe Schiavone e Antonio Schiavone, rispettivamente a 7 anni e 4 mesi e 6 anni e 2 mesi di reclusione. Queste condanne sono parte di un procedimento coordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli.

Ivanhoe Schiavone è figlio di Francesco Schiavone, noto come “Sandokan”, figura di spicco del clan dei Casalesi, mentre Antonio Schiavone è suo zio. Anche altri imputati hanno ricevuto pena per i reati contestati: Amedeo De Angelis a 4 anni e 5 mesi, Francesco Paolella a 2 anni e 11 mesi, ed Emilio Graziano a 2 anni e 8 mesi di reclusione. Per Graziano, tuttavia, è stata disposta la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari.

Accuse di Riciclaggio e Interposizione Fittizia

Le accuse formulate dalla DDA indagano la gestione di terreni formalmente intestati a terzi ma ritenuti di fatto nella disponibilità della famiglia Schiavone. I reati attribuiti sono concorso in riciclaggio, autoriciclaggio e interposizione fittizia di beni. Gli investigatori sostengono che alcuni fondi agricoli siano stati intestati a prestanome, mantenendo apparentemente i precedenti proprietari per eludere possibili sequestri patrimoniali.

Un’Indagine Approfondita

L’inchiesta, attivata tra il 2024 e il 2025, ha utilizzato attività tecniche e verifiche patrimoniali, inclusi colloqui in carcere tra Francesco Schiavone e membri della sua famiglia. Ulteriori prove sono emerse grazie alle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, tra cui Nicola Schiavone, primo genito di Francesco.

In una precedente fase dell’inchiesta, Ivanhoe Schiavone era già stato arrestato, essendo l’unico figlio maschio dell’ex capoclan a non essere detenuto al momento dell’operazione.

La Questione del Terreno di Grazzanise

Tra i vari episodi esaminati, emerge la gestione di un terreno situato nella località di Torre Lupara, nel comune di Grazzanise. L’accusa sostiene che il fondo fosse intestato a un prestanome e successivamente ereditato dai suoi figli. Secondo gli inquirenti, Ivanhoe Schiavone e un altro individuo avrebbero esercitato forme di intimidazione nei confronti dell’affittuario, cercando di indurlo a rinunciare al contratto e al diritto di prelazione, per facilitare una vendita già concordata, valutata intorno ai 250 mila euro.

Prospettive Future

Le condanne emesse dal giudice De Bellis chiudono una fase del procedimento, ma le indagini continuano. La DDA di Napoli sta monitorando altri possibili sviluppi, e ulteriori informazioni potrebbero emergere nei prossimi mesi, mantenendo alta l’attenzione sull’operato della famiglia Schiavone e sulle sue implicazioni nel contesto della criminalità organizzata.

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