Latitanza del boss «Pierino il pompiere» del clan Licciardi terminata in Spagna

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Alicante: Arrestato il boss Pietro Izzo, reggente del clan Licciardi

Nella mattinata di ieri, Pietro Izzo, noto negli ambienti della criminalità organizzata di Secondigliano come “Pierino il pompiere”, è stato arrestato ad Alicante, in Spagna. L’operazione, condotta dalla Squadra Mobile di Napoli con il supporto del Servizio Centrale Operativo (Sco) e del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia (Scip), ha visto il fondamentale contributo della Policia Nacional spagnola.

Izzo, sessant’anni, era latitante dall’estate del 2022, sfuggendo a un decreto di fermo per tentata estorsione aggravata nei confronti di un cantiere edile. Secondo le indagini condotte dalla sezione investigativa del commissariato di Secondigliano, i suoi complici, Luca Gelsomino e Giovanni Napoli, erano già stati arrestati e condannati a cinque anni di reclusione. La latitanza del boss, caratterizzata da una solida rete di appoggio, si è conclusa con il blitz delle forze dell’ordine.

Al centro dell’inchiesta emerge il sistema di estorsione imposto dal clan Licciardi sui lavori di ristrutturazione nei rioni Gescal e nella Masseria Cardone. I metodi usati da Izzo per intimidire gli imprenditori erano espliciti. Come riportato da testimoni, il boss avrebbe affermato a un imprenditore, dopo che questi aveva avviato lavori senza permesso: «Lo sai che sei proprio scostumato? […] Lo sai che è buona educazione chiedere il permesso?».

Le intimidazioni si sono rapidamente trasformate in richieste estorsive, con la richiesta di un “pizzo” di 5.000 euro, da pagare in due rate. Un episodio emblematico si è verificato all’inizio di giugno, quando Napoli si è presentato all’imprenditore con minacce dirette, sottolineando che la situazione doveva essere risolta direttamente con Izzo.

Con l’arresto di Izzo, le autorità chiudono un capitolo significativo delle indagini sul clan Licciardi, considerato uno dei più temibili di Napoli.

La carriera criminale di Pietro Izzo ha avuto inizio all’interno del clan Licciardi, un sodalizio di spicco nella Masseria Cardone e parte dell’Alleanza di Secondigliano. La sua ascesa al ruolo di reggente è avvenuta dopo l’arresto dei capi storici del clan, lasciandogli il compito di gestire l’organizzazione e le sue finanze.

Le indagini che hanno portato al suo arresto hanno rivelato la sua capacità di coordinare attività estorsive, talvolta collaborando con altre consorterie, come il gruppo della Vanella Grassi. La sua fuga all’estero è stata innescata dalla denuncia di un imprenditore, che ha scelto di opporsi al pagamento del pizzo, permettendo così alla Procura Antimafia di intervenire efficacemente.

Attualmente, le indagini proseguono per raccogliere ulteriori elementi e garantire la completa disarticolazione della rete criminale di cui Izzo era il vertice.

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