Torna libero “Diegolino” Vastarella: notte di botti al Rione Amicizia per il fine pena del boss

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Il ras del clan Contini torna libero dopo vent’anni di cella, di cui 15 passati al 41-bis. Fu condannato per i delitti della sanguinosa faida contro i Mazzarella. E’ il genero di Celeste Giuliano e colonnello dell’Alleanza di Secondigliano, era stato arrestato a Milano nel 2004.

Una pioggia di fuochi d’artificio ha illuminato a giorno il Rione Amicizia, protraendosi fino a tarda notte. Nessun santo da festeggiare, nessuna ricorrenza sul calendario: i botti hanno celebrato il ritorno in libertà di Diego Vastarella, noto negli ambienti criminali come “Diegolino”. Il boss del clan Contini ha lasciato definitivamente il carcere per fine pena, dopo oltre vent’anni di reclusione, quindici dei quali trascorsi in regime di isolamento duro indotto dal 41-bis.

L’ascesa nell’Alleanza e i legami di sangue

Vastarella non è un nome qualunque nella geografia della camorra napoletana. Il suo spessore criminale si è delineato precocemente, complice anche l’intreccio familiare: “Diegolino” è infatti il genero di Celeste Giuliano, storica figura dei vicoli di Forcella, alla quale si era legato attraverso la relazione con la figlia Gemma, madre dei suoi due figli. In breve tempo, Vastarella ha scalato le gerarchie prima all’interno del clan Contini e, successivamente, nei quadri direttivi dell’Alleanza di Secondigliano, il potente cartello criminale che ha segnato la storia della città.

La sanguinosa faida e l’arresto a Milano

Il suo nome resta indissolubilmente legato alla stagione di sangue che tra il 1998 e il 2000 ha visto l’Alleanza (composta dai Contini, dai Licciardi e dai Mallardo) contrapporsi frontalmente al cartello rivale formato dai Misso, dai Sarno e dai Mazzarella. Una guerra spietata per il controllo del territorio. La latitanza di Vastarella si interruppe bruscamente il 7 giugno 2004, quando gli uomini della Squadra Mobile lo scovarono a Milano: allora 33enne, sul suo capo pendeva una condanna all’ergastolo per i tre omicidi di Martin Aceski, Enrico Figliolini e Carmine Zampillo, tutti consumati nel 1998. Gli inquirenti lo ritennero coinvolto anche nel delitto di Nicola Gatti, scaturito da un movente passionale.

Dalla cella ai vertici del tifo organizzato

Uomo di vertice ma anche figura di spicco nel tessuto sociale ed economico dei quartieri di riferimento. Oltre alle dinamiche strettamente di clan, a Diego Vastarella viene attribuita una storica e ingombrante influenza all’interno delle frange più calde del tifo estremo dello stadio San Paolo (oggi Maradona). Per anni, la sua ombra avrebbe pesato sulle dinamiche e sui direttivi della Curva B, a testimonianza di un controllo del territorio che, prima dell’avvento del carcere duro, si estendeva ben oltre i confini delle piazze di spaccio.