La camorra 4.0 della Nuova Vanella Grassi tra alta tecnologia e ferocia arcaica: così il business dei telefonini e della droga viaggiava nel cielo di Secondigliano attraverso velivoli radiocomandati e lenze invisibili. I verbali esclusivi dei collaboratori svelano la tassa del cinquanta per cento sui voli clandestini e quel pestaggio punitivo ordinato in diretta su Instagram dal penitenziario di Siracusa.
La Nuova Vanella Grassi ha compreso che il controllo del territorio, oggi, si esercita dominando lo spazio aereo e i flussi della rete cellulare. Le ottantasei pagine dell’ordinanza cautelare siglata dal gip Carla Sarno aprono uno squarcio inquietante su una consorteria criminale capace di muoversi con disinvoltura tra due estremi opposti: da un lato l’utilizzo scientifico di tecnologie d’avanguardia per aggirare i sistemi di sicurezza dello Stato, dall’altro l’applicazione di codici punitivi di una violenza tribale e ancestrale.
È la camorra 4.0: un’organizzazione che da una parte assolda tecnici specializzati per far decollare droni da trasporto carichi di smartphone e cocaina verso le finestre del carcere di Secondigliano, e dall’altra trasforma i display di quegli stessi telefoni clandestini nel teatro di un tribunale mafioso, dove i capiclan reclusi assistono in diretta streaming ai pestaggi dei sodali indisciplinati.
La flotta del campo nomadi e il sistema della lenza invisibile
Il penitenziario di massima sicurezza di Secondigliano, per anni considerato una fortezza impenetrabile, era stato trasformato dal clan della Vanella Grassi in un vero e proprio scalo commerciale sotterraneo. Sotto la protezione dei vertici del Lotto G, un sottogruppo familiare guidato dal detenuto Nico Grimaldi e gestito all’esterno dalla madre Rita Pitirollo, aveva strutturato un canale di rifornimento aereo continuo per introdurre nelle sezioni detentive sostanze stupefacenti, microcellulari e accessori.
Un business industriale che fruttava decine di migliaia di euro e che ha costretto il clan a una continua evoluzione tecnologica per superare le contromisure elettroniche installate dalla Polizia Penitenziaria.
A svelare i dettagli ingegneristici di questa flotta clandestina è Raffaele Paone, “Rafaniello”, il quale — nei suoi verbali del maggio e giugno 2024 — descrive il trasferimento della base di lancio e l’ingaggio di un consulente civile specializzato nei sistemi di volo:
«Oggi il drone non entra più nel carcere, perché c’è un’antenna, ma lo fanno volare altissimo e calano una lenza di 250 metri appesa al drone, che quindi oggi non si vede più ad occhio nudo… Prima il drone partiva dalle Cappe. Ora viene fatto volare dal campo nomadi, perché il segnale è migliore… Oggi il dronista è una persona …omissis…che ha un negozio di droni, con il quale ho parlato anche al telefono più di una volta, durante le manovre. Non so altro, se non che sull’insegna del negozio mi sembra che sta scritto “droni”.»
La burocrazia interna del clan si applica al business dei droni con una severità fiscale assoluta. Nessuno, nemmeno un parente di sangue, può gestire affari all’interno del raggio d’influenza delle Vele senza versare la tassa di sovranità ai reggenti. Paone descrive il momento in cui i colonnelli Fabio Iazzetta e Luigi Rosas irrompono nella trattativa per imporre il monopolio della Vanella Grassi:
«Nico Grimaldi per gestire il business paga la Vanella… so che paga circa il 50% del ricavato. Ultimamente paga solo 10.000 euro al mese perché il traffico è diminuito, ma prima pagava anche 30/40.000 euro al mese, in quanto il ricavato era maggiore… L’accordo rimase dunque 50 e 50, ed è rimasto sempre così, fino ad oggi per quel che io so. Per sette otto mesi, ogni mese Nico ha fatto avere al Lotto G somme di non meno di 20.000 euro al mese, ma spesso anche 35.000/40.000 euro al mese, che andavano a ritirare a casa di Rita Pitirollo… Iazzetta e Zuppone parlavano a nome di Gaetano Angrisano, all’epoca latitante, che era il loro capo… Loro dissero che Gaetano Angrisano pretendeva il 50% altrimenti si sarebbero presi loro l’affare.»
Il rapimento del tecnico e il commando del Parco Lucrezia
La fermezza del clan nell’esigere il controllo del business dei cieli non si ferma alle intimidazioni verbali o alle minacce di sfratto edilizio contro la famiglia Grimaldi. Quando i reggenti del Lotto G intuiscono che il sistema dei droni produce ricchezze superiori alle stime dichiarate, scatta l’azione di forza militare per dare una dimostrazione di potere e piegare le resistenze dei gestori del traffico.
È ancora Raffaele Paone a ricostruire il retroscena di una vera e propria spedizione punitiva organizzata da Iazzetta e Rosas per terrorizzare Nico Grimaldi, prendendo di mira l’anello più debole della catena: il pilota civile incaricato delle manovre di volo:
«L’indomani vennero da me Zuppone, Fabio e ’o Limone, preannunciati da Paolo, e facemmo una videochiamata con Paolo Esposito con il mio telefono. Paolo spiegò la proposta di Nico, pur sapendo che loro non avrebbero accettato. Loro dissero a Paolo: “Veditela tu, però nel frattempo fallo stare fermo qualche giorno. Nel frattempo, per far impaurire Nico, andiamo a prendere il dronista e lo picchiamo”, cosa che effettivamente fecero. Da qualche mese, quelli del Lotto G controllavano l’attività di Nico Grimaldi tramite il padre di …omissis…, che abitano giù alle Cappe, da dove partiva il drone. …omissis… li informava sull’attività del drone.»
+Il sequestro e il pestaggio del tecnico servono a ristabilire le gerarchie. Grimaldi capitola e accetta la spartizione a metà dei proventi. La flotta riprende a volare sopra le mura del penitenziario, trasportando smartphone clandestini che i boss utilizzeranno non solo per gestire i canali della droga con la Spagna, ma per esercitare la giustizia sommaria all’interno delle stesse sezioni detentive
Il Tribunale su Instagram e i “pacchetti“ in videochiamata
L’episodio più inquietante dell’intera ordinanza descrive la brutale aggressione subita dallo stesso Raffaele Paone, colpevole di aver assecondato le richieste estorsive del detenuto Paolo Esposito ai danni del cassiere Giuseppe Corcione, scavalcando l’autorità del boss latitante Gaetano Angrisano. La punizione per questa infrazione delle regole gerarchiche si consuma all’interno di un domicilio privato, ma viene coordinata e vissuta in diretta streaming dai capi reclusi a centinaia di chilometri di distanza.
Paone descrive i dettagli di quel linciaggio telematico, in cui i display dei cellulari clandestini diventano lo specchio della ferocia arcaica del clan:
«Dopo mezz’ora arrivarono Zuppone, Fabio, Felicione e D’Ambrosio e ’o limone e dissero: “Stai andando appresso a Paoluccio… non hai capito che Paoluccio sta carcerato e a te ti schiattiamo la testa… Ha detto Gaetano (Angrisano) che a questo lo devi lasciare stare altrimenti tieni il problema”. Dissi aspetta, chiamiamo Paolo. Mentre io stavo cercando di fare la chiamata, fui colpito con uno schiaffo da D’Ambrosio.
Iniziata la videochiamata dissi ad Esposito: “Paolo, qua stanno i compagni, veditela con loro, per mezzo tuo ho preso anche un pacchero”… Quindi vennero un’altra volta a casa mia Fabio “Chirichella”, Peppe D’Ambrosio e ’o Limone, e mi picchiarono selvaggiamente. Gino ’o Zuppone rimase giù al palazzo con una Jeep Renegade… Tutto questo avvenne in videochiamata con Esposito, al quale avevo preannunciato che stavano salendo e lui, come sempre, mi aveva risposto “falli salire, ci parlo io”. Ebbene Fabio disse in videochiamata a Paolo: “Non hai capito che qua comandiamo noi? Se succede un’altra cosa, a questo gli schiattiamo la testa, e a te ti uccidiamo i figli tuoi”. Stesso in videochiamata con Paolo mi picchiarono, ad un certo punto presero anche un coltello, ma poi si limitarono a picchiarmi. Poi presero il telefono e lo distrussero.»
L’umiliazione subita davanti agli occhi del proprio capo fissa il livello di penetrazione tecnologica della Nuova Vanella Grassi. I penitenziari non sono più luoghi di isolamento, ma uffici remoti da cui i boss, grazie alla flotta dei droni guidati dai campi nomadi, possono connettersi su Instagram per gestire estorsioni, emettere sentenze di morte e guardare i propri soldati che eseguono i pestaggi in tempo reale.
