Napoli— Un sistema feudale, dove il “signore del feudo” stringe il cappio al collo dei suoi stessi uomini fino a soffocarli. Non si tratta di un’analisi sociologica, ma della fotografia giudiziaria scattata dall’ultima inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli sul controllo dello spaccio di stupefacenti nel Rione Berlingieri, roccaforte del clan Licciardi.
Al centro dell’indagine c’è la figura di Luigi Carella, noto negli ambienti criminali come “Gigino a’ Gallina”, descritto nelle carte come il reggente indiscusso dell’articolazione territoriale del clan. Un capo duro, esigente, che non fa sconti a nessuno, nemmeno a ridosso delle festività natalizie, e che gestisce le piazze di spaccio attraverso una rete di fedelissimi guidata da Andrea Ruffo e Francesco Marzano.
Ma le indagini, condotte attraverso una fitta rete di intercettazioni ambientali e telematiche,
rivelano una crepa profonda nel muro dell’omertà criminale: il malcontento dei pusher della base, schiacciati dalle pretese economiche del boss.
Vent’anni sul marciapiede: la frustrazione di ‘o Chiatto
Il malessere emerge chiaramente il 16 novembre 2022. All’interno di una Fiat 500L in uso a Salvatore Sapio – uomo di fiducia del ras Paolo Abbatiello – i microfoni delle forze dell’ordine registrano lo sfogo amaro, quasi disperato, di Salvatore Montanino, detto ‘o Chiatto. Montanino è uno spacciatore veterano, uno che rivendica la propria anzianità di servizio nel quartiere, ma che si ritrova ridotto alla fame dai diktat di Carella.
Nelle adiacenze di Piazza Giovanni XXIII, a due passi da casa sua, Montanino chiede a Sapio un incontro urgente con “lo zio”, ovvero Paolo Abbatiello, capo indiscusso della Masseria Cardone, riconoscendone la superiore caratura criminale:
“Io devo parlare proprio con lui o’frat… proprio con lui.. perchè lui è lui e basta.”
Sapio tenta di fare da paciere, invitandolo alla calma: “Per me, come mi ha fatto capire, sta trovando difficoltà… va trovando un consiglio che tu devi mettere… però ti chiamo io quando… te lo dico quando lo devi chiamare o zio… ti chiamo io e ti faccio sapere… fallo tenere un po’ di pazienza”.
Ma ‘o Chiatto esplode in un monologo che diventa una radiografia storica dello spaccio nel rione, rinfacciando a Carella le sue stesse origini:
“Quando Gigino mo’ vide a Lello… fece lui: ‘devi chiudere il conto’… e cosa… farfuglia… dissi io: ‘o zio! Ma io non sto lavorando’. Disse lui: ‘Allora scusa, se non ce la fai più posa il telefono’. E come è, devo posare il telefono?! Io faccio da vent’anni questo… quando io facevo questo, tu stavi carcerato! Quando ho cominciato con il telefono… cioè tu mi dovresti capire pure tu… Gigino… non siamo gente che si comporta malamente. Gigino… tu hai cominciato a vendere il pezzo… la stecca di fumo dietro da te… tu così hai cominciato… tu dovresti capire di più o’frat… eh… ti mettiamo qua dietro per qualsiasi imbasciata sto io… ti fermo o lavoro… non mi dai una lira… e te li prendi tu… e ci sta… però venitemi incontro o’ frat… a se no io mi sposto o’frat… io parlo da Salvatore o’ Chiatto proprio… a dire o zio… vicino a Pauluccio… io non mi sto affrontando…”
Montanino si sente tradito da un capo che non mostra alcuna flessibilità. Per non essere cacciato o punito, offre la sua totale sottomissione ad Abbatiello, promettendo di mettersi a sua disposizione anche fisica: “Mettilo a corrente allo zio… perché glielo puoi pure dire… dici o Zio… questo… io mo mi prendo un motorino… mo prendo il motorino… perché Totore vuole stare anche lui appresso a noi! Lo vuole fare perché ci vuole bene… perché diglielo proprio… perché tanto vuole stare a disposizione tua e non vuole niente!… Però diciamo vuole stare a disposizione tua”.
Le scorte armate degli Amato-Pagano e i “conti” di Natale
Il clima nel Rione Berlingieri si fa ancora più pesante un mese dopo. Il 19 dicembre 2022, un’intercettazione telematica sullo smartphone di Sapio svela non solo la contabilità parallela dello spaccio, ma anche inquietanti sconfinamenti territoriali. Montanino racconta un episodio da far west: Antonio Pompilio, detto ‘Antonio o Cafone’, referente del potente clan Amato-Pagano (gli “Scissionisti” di Melito), si è presentato nel cuore del Berlingieri con un commando armato a bordo di otto motociclette.
ùUn atto di forza che sminuisce l’autorità di Carella. Secondo il racconto di Montanino, di fronte all’avvertimento che quella zona appartenesse a Gigino, il ras degli Scissionisti avrebbe risposto sprezzante: “Questa imbasciata la sapeva anche Gigino la Gallina e lui disse ‘me ne passa per il cazzo di sto Gigino, ma che tengo da vedere'”.
Al di là delle tensioni geopolitiche tra clan, la quotidianità descritta da ‘o Chiatto è fatta di scadenze finanziarie stringenti. Ogni lunedì, l’uomo deve consegnare a Carella cifre fisse che oscillano tra i 1.700 e i 1.800 euro: “Ma poi tutte le settimane, tutti i lunedì, lunedì io gli do mille e sette, mille e otto…”.
Con l’approssimarsi del Natale, la pressione si fa insostenibile. Carella esige la chiusura dei conti arretrati, pretendendo altri 3.000 euro di colpo:
“Come fa Gigino, tutti quanti all’improvviso tre giorni a Natale vuole essere chiuso i conti. Sì, tutto apposto io sto dietro però diciamo tu quando mi dai il lavoro a me tu me lo dai sempre diciamo che io ti devo, ti devo due-tre mila euro a te è normale che io sto dietro ora. Ora vuole essere chiuso, io ora ti ho dato mille e sette o frat, devi avere tremila euro da me mo pretendi che io ti devo dare…”
Il meccanismo è perversamente commerciale. Il 7 novembre precedente, Montanino, già in debito di circa 3.000 euro, aveva supplicato il boss di non “caricarlo” (ovvero di non fornirgli altra droga da piazzare) per permettergli di azzerare il passivo. Richiesta respinta con violenza da Carella: “Allora il sette novembre quando mi caricasti? Io ti dovevo dare ancora duemilanovecentotrenta… dissi io ‘non me li dare, fammi chiudere il conto’… disse lui: ‘nooo, allora a chi vuoi fare il bucchino o’frat’… perciò lo devo dire allo zio, gliela puoi fare tu questa imbasciata? A dire o’zio senti… questo mo gli doveva dare quattro e dispari mo gli ha portato mille e sette rimangono tremila euro ma questo li vuole essere chiusi o’frat diglielo se ne parla lunedì, se ne parla dopo Natale…”.
Lo sfogo diventa una condanna morale del sistema di comando dei Licciardi: “Questi pensano solo ai cazzi loro, li puoi vestire d’oro, gli puoi fare i servizi, vai avanti e indietro, poi quando devono avere i soldi se ne passano per il cazzo che tu gli hai fatto qualche piacere…”
Il “cartellone” dei detenuti e la droga tagliata male
Il giro d’orizzonte investigativo tocca anche i dettagli più minuti e odiosi del controllo mafioso. Per riscuotere i soldi, Carella invia sul posto Francesco Marzano, detto ‘o Russ. Montanino confessa di tentare di addolcirlo con delle regalie personali: “O’ Russ deve venire da me… prende le mie parti, perché a o’ Russ gli regalo sempre 50 euro ogni lunedì”. Ma l’avidità del reggente non si ferma alla droga.
Il 22 dicembre 2022 viene intercettata un’ulteriore conversazione. Oltre a lamentarsi della pessima qualità della “fatica” (la droga) appena consegnata e caricata a prezzi gonfiati (“Mi hanno caricato 125 così… mi fece l’imbasciata disse lui ‘mo’ ti sei preso il vecchio, mo’ ti abbiamo dato la fatica nuova… a 50! Con 25 grammi di mischiati dentro!”), Montanino racconta l’ultimo sopruso. Carella gli ha imposto l’acquisto di un numero per il “tabellone” o “cartellone” di Natale, una lotteria abusiva gestita dal clan per rimpinguare le casse destinate al sostentamento degli affiliati in cella:
“Poi all’improvviso mi disse: ‘Lo vuoi prendere il numero dai… mio figlio il piccolino… il cartellone!’… Ma tu sei guappo a fratello!… Tu sopra alla casa comanda tu a fratello! Sei guappo! Mo tu dici vicino a quello com’è gli servono 900 euro da tuo figlio? Il cartellone… glielo hai fatto fare a tuo figlio… ma non ti metti neanche vergogna, dovevi dire ‘uaglio a papà ma che ti serve 1000 euro, 2000 euro tieni’… cioè a fratello con il cartellone in mano, prenditi il numero…”
“È un cane di pecora”: la fuga dal Rione Berlingieri
La gestione “dittatoriale” di Gigino a’ Gallina sta provocando, secondo le conversazioni captate, uno spopolamento criminale del Rione Berlingieri. Molti spacciatori preferiscono abbandonare la zona piuttosto che sottostare a quelle condizioni. Al contrario, figure storiche come Renato Esposito vengono mitizzate per il loro spessore criminale d’altri tempi, accostato a quello di Paolo Abbatiello:
“Ma quello Pauluccio le vede le cose sbagliate… frà… Gigino vuole mangiare solo lui… ha fatto allontanare tanti ragazzi Gigino… è un cane di pecora è… deve morire papà io lo schifo proprio o’ frat ti dico la verità… perché è un cane… Vicino allo zio fa il cane di pecora… Renato Esposito… o’ zio Renato è uno che… è come a Pauluccio… è criminale proprio… sta da 50 anni con i LICCIARDI… malavitoso proprio…”
L’obiettivo finale di Montanino era chiaro: bypassare la filiera di Carella, pagare una “mesata” (una quota fissa di pizzo) direttamente ai Licciardi e approvvigionarsi di cocaina e fumo da canali autonomi e più convenienti: “Io voglio sborsare una mesata, io non me ne voglio andare da qua… io voglio sborsare la mesata e il lavoro la prendo dove dico io… questo fa tanti ramaggi (imbrogli) Gigino o’ frat… Gigino fa asso piglia tutto, non fa stare bene a nessuno… lo schifano tutti quanti o’ frat”.
