La cupola del narcotraffico a Largo Molinari: i signori della droga di Ponticelli

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La nascita e la gestione del secondo grande sodalizio criminale dedito al narcotraffico nel rione. Dai fitti canali con la penisola iberica alle perquisizioni nei garage blindati di Largo Claudio Molinari, la contabilità segreta di un’azienda dello sballo capace di resistere alle guerre di camorra.

L’indagine della DDA di Napoli ha fatto luce sullo strategico filone del narcotraffico radicato a Ponticelli gestito dal clan De Micco-De Martino.

Fino a quando è stato libero il business è stato sotto la direzione strategica del reggente Ciro Naturale (detto “‘o Lione”) e dei fratelli Minelli, l’organizzazione disponeva di interi appartamenti destinati allo stoccaggio, gestiva laboratori domestici di confezionamento per cocaina, crack, marijuana e hashish, e riscuoteva in maniera sistematica le quote dalle piazze di spaccio della zona, forti della protezione militare del clan De Micco.

Il secondo motore finanziario del clan

Si tratta di una vera e propria struttura societaria del crimine organizzato, dotata di una propria autonomia logistica ma federata al cartello egemone di Ponticelli per garantirne la stabilità economica e la cassa comune.

A capo di questa imponente holding vi è stato Ciro Naturale, noto nei vicoli del quartiere e nei rapporti di polizia con il sinistro alias di “’o Lione”. Naturale, rimasto ferito in un agguato nel luglio del 2023 e poi arrestato insieme con il figlio e il cognato pochi mesi dopo mentre preparava la vendetta, descritto dagli inquirenti come il vero reggente economico del clan in determinati periodi di vuoto di potere, condivideva il ruolo di promotore, finanziatore e direttore della struttura con un pezzo da novanta della malavita dell’area est: Antonio Minelli.

Erano loro a gestire i flussi finanziari, a contrattare i grandi carichi con i broker internazionali e a imporre i prezzi della droga sul mercato al dettaglio di Ponticelli.

Il centro nevralgico, il cuore pulsante di questo secondo cartello, era situato all’interno del plesso di edilizia popolare di Largo Claudio Molinari, al civico 5. L’inchiesta dimostra come la famiglia Minelli (in particolare Antonio, Luigi e Vincenzo) avesse trasformato l’intero condominio in una roccaforte dello spaccio.
Mentre Luigi Minelli ricopriva il ruolo di organizzatore sul campo e gestore diretto della redditizia piazza di spaccio posizionata all’interno del cortile condominiale, le donne della famiglia e i parenti stretti garantivano la necessaria copertura logistica. Antonietta Fontanella, Florinda Fontanella e Teresa Aprea mettevano stabilmente a disposizione i propri appartamenti, cantine e intercapedini per compiere tre attività fondamentali: la custodia dei carichi sfusi appena arrivati a Ponticelli, il taglio chimico della cocaina per raddoppiarne i profitti e il confezionamento in bustine termosaldate (le cosiddette “palline”) pronte per la vendita al dettaglio.

La base di Largo Molinari non era solo un mercato all’aperto, ma un centro direzionale protetto da vedette armate. Salvatore Sorrentino, Francesco Coppola Provitera e Vincenzo Coppola assicuravano i turni di vigilanza e si occupavano del trasporto materiale dello stupefacente dai depositi sicuri ai tavoli dei pusher, riducendo al minimo il rischio di sequestri da parte delle forze dell’ordine.

I verbali dei pentiti: i carichi dalla Spagna e i summit a Barra

A squarciare il velo di omertà sulle attività del Capo 37 intervengono in maniera decisiva le rivelazioni dei collaboratori di giustizia, in particolare quelle di Antonio Pipolo. Nei suoi interrogatori davanti ai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia, resi tra l’agosto e l’ottobre del 2022, Pipolo ricostruisce i canali di approvvigionamento di Ciro Naturale, evidenziando legami che superavano i confini del quartiere:

“Ciro Naturale ’o Lione era il braccio economico dei De Micco. Aveva agganci importantissimi fuori da Ponticelli. Si riforniva in particolare tramite la famiglia Aprea di Barra, storici contrabbandieri e trafficanti. Tramite loro, Naturale riusciva a far arrivare carichi di cocaina e ingenti quantitativi di marijuana direttamente dalla Spagna.

L’erba spagnola e la cocaina venivano poi stoccate in gran parte a Largo Molinari, dai Minelli, che erano i suoi custodi storici e di massima fiducia”.
Pipolo spiega anche la ferrea disciplina interna introdotta da Naturale per la raccolta dei capitali, una vera e propria contabilità aziendale che non ammetteva ammanchi:
“Naturale Giovanni, il parente di Ciro, e Carmine Montagna erano i contabili che giravano per le piazze a raccogliere i soldi della droga. Ogni settimana i Minelli e gli altri gestori dovevano fare i conti. Una parte dei profitti serviva a pagare le donne che confezionavano la droga nei palazzi, una parte andava ai pusher e ai custodi come stipendio fisso, ma la quota maggiore veniva consegnata direttamente nelle mani di Ciro Naturale, che provvedeva poi a versare la percentuale stabilita nella cassa comune del clan De Micco per il sostentamento dei detenuti”.

Il protocollo operativo dello stoccaggio

Gli appartamenti-bunker: Utilizzati dalle donne del gruppo (Fontanella e Aprea) per tagliare la droga lontano dalle telecamere.
I turni di vedetta: Organizzati da Sorrentino e dai Coppola all’ingresso di Largo Molinari 5 per intercettare le auto civetta della Polizia.
La rete dei corrieri: Affidata a soggetti come Carmine Verdemare, Bartolo Zuccola e Giovanni Marinacci, incaricati di rifornire le piazze satellite del quartiere.
Il riscontro delle indagini: le cimici nei garage e i sequestri bellici

Le dichiarazioni dei collaboratori hanno trovato pieno e drammatico riscontro nelle attività investigative sul campo condotte dalla Polizia Giudiziaria. L’ordinanza cautelare mette in luce come gli investigatori, monitorando gli spostamenti di Luigi Minelli e degli esecutori materiali del gruppo come Carmine Verdemare, Bartolo Zuccola e il meccanico Giovanni Marinacci, siano riusciti a mappare l’intera rete dei depositi.

Il culmine delle indagini tecniche si concretizza nel blitz effettuato a Largo Claudio Molinari 5. All’interno dei locali cantinati e dei garage blindati nella disponibilità del sodalizio, gli agenti non hanno rinvenuto solo imponenti quantitativi di sostanze stupefacenti pronte per lo smercio, ma un vero e proprio arsenale da guerra

La coesistenza nello stesso luogo di chili di hashish, cocaina e armi automatiche ha dimostrato ai magistrati della DDA come il gruppo  non fosse una semplice banda di spacciatori di quartiere, bensì una strutturata articolazione militare pronta a difendere con il sangue i confini della propria redditizia holding economica dalle incursioni del cartello avverso dei De Luca Bossa.