I giudici riqualificano il reato in concorso anomalo e rideterminano la pena inflitta al padre di Pasquale Muro, ritenuto l’esecutore materiale dell’omicidio di Antonio “Anthony” Artiano. La tragedia maturò sullo sfondo di una faida familiare nata da una relazione sentimentale osteggiata e culminata nel sangue nel novembre 2022 tra Soccavo e il Rione Traiano.
La sentenza d’appello
Si chiude con una significativa riduzione della pena il processo di secondo grado a carico di Gianluca Muro, imputato nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Antonio “Anthony” Artiano.
La quinta sezione della Corte d’Assise d’Appello di Napoli ha infatti rideterminato la condanna in 9 anni e 4 mesi di reclusione, rispetto ai 10 anni e 6 mesi inflitti in primo grado. Una decisione maturata dopo la riqualificazione giuridica della contestazione, con il riconoscimento della fattispecie di concorso anomalo, ritenuta meno grave rispetto all’originaria ipotesi accusatoria.
Determinante, secondo quanto emerso nel dibattimento, il lavoro difensivo degli avvocati Luigi Senese e Andrea Di Lorenzo, che attraverso consulenze e approfondimenti tecnici hanno contestato la ricostruzione accusatoria inizialmente formulata dalla Procura.
Il delitto che sconvolse Soccavo
L’omicidio di Anthony Artiano risale al 10 novembre 2022. Il giovane venne raggiunto da un colpo di pistola al termine di una violenta lite tra due nuclei familiari. Trasportato in ospedale in condizioni gravissime, morì dopo alcuni giorni di agonia.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, lo scontro esplose durante un incontro organizzato per chiarire i contrasti sorti attorno alla relazione sentimentale tra Artiano e una giovane appartenente alla famiglia Muro. Alla base della tensione vi sarebbero state accuse di maltrattamenti e comportamenti violenti che la famiglia della ragazza attribuiva al giovane.
Quello che avrebbe dovuto essere un confronto tra parenti degenerò però in una drammatica rissa culminata nell’esplosione del colpo mortale.
La condanna del figlio Pasquale Muro
Sul banco degli imputati, quale esecutore materiale dell’omicidio, è finito Pasquale Muro, fratello della fidanzata della vittima.
Nel marzo 2024 il gup di Napoli lo ha condannato a 16 anni di reclusione in rito abbreviato, riconoscendolo responsabile dell’uccisione di Artiano e disponendo anche una provvisionale in favore dei familiari della vittima.
Successivamente la Corte d’Assise d’Appello ha confermato la responsabilità dell’imputato, concedendo soltanto una lieve riduzione della pena, portata a 15 anni e 4 mesi di carcere.
Il ruolo contestato al padre
Parallelamente al procedimento contro il figlio, la Procura ha approfondito la posizione di Gianluca Muro.
Secondo l’impostazione accusatoria iniziale, il padre avrebbe preso parte attivamente all’aggressione, contribuendo a immobilizzare la vittima e agevolando così l’azione armata del figlio. Una ricostruzione che aveva portato alla contestazione del concorso nell’omicidio.
Nel luglio 2025 il gup di Napoli lo aveva condannato a 10 anni e 6 mesi di reclusione. La sentenza era arrivata al termine di un processo nel quale l’imputato si era sempre dichiarato estraneo alle accuse.
In appello, tuttavia, i giudici hanno accolto parte delle argomentazioni della difesa, ritenendo configurabile il concorso anomalo e riducendo conseguentemente la pena a 9 anni e 4 mesi.
Una vicenda giudiziaria ancora al centro dell’attenzione
La decisione della Corte d’Assise d’Appello rappresenta un passaggio importante in una delle vicende criminali più discusse degli ultimi anni nell’area occidentale di Napoli. Un caso che ha intrecciato dinamiche familiari, accuse reciproche e una spirale di violenza culminata nella morte di un giovane, lasciando due famiglie segnate per sempre da una tragedia consumatasi tra Soccavo e il Rione Traiano
