Clan Licciardi, in 32 verso il processo: fissata l’udienza preliminare dopo il maxi blitz

Ultime News

Violenze in carcere: il pm Milita descrive il grave pestaggio a Lamine

Santa Maria Capua Vetere: pestaggio mortale in carcere, la...

Ponte Morandi, la sorella di Giovanni Battiloro esprime il suo dolore: «Non c’è giustizia»

Giovanni Battiloro e le Parole di Amore e Amarezza...

Ponticelli, indagini sul sequestro: emergono legami con il clan De Micco

Ponticelli: Il Sequestro di Persona che Svela le Dinamiche...

L’inchiesta della DDA di Napoli: dopo il maxi blitz che a dicembre ha decapitato il nuovo assetto del clan Licciardi, fissata l’udienza preliminare per 32 imputati accusati di associazione mafiosa e di una rete di affari illeciti che spaziava dalle estorsioni alle truffe telematiche.

La DDA di Napoli porta davanti al gup il presunto nuovo gruppo dirigente della cosca di Secondigliano. L’indagine dei carabinieri del Nucleo Investigativo ha ricostruito un sistema criminale capace di controllare estorsioni, truffe telematiche, gestione degli alloggi popolari e persino le comunicazioni dei boss detenuti, con ramificazioni in numerosi clan della Campania.

Clan Licciardi, fissata l’udienza preliminare: 32 imputati verso il processo

Dopo il maxi blitz dello scorso dicembre, che aveva portato all’arresto dei presunti nuovi vertici del clan Licciardi e di decine di affiliati, l’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia entra nella fase decisiva. Il giudice per l’udienza preliminare Rossella Grassi, accogliendo la richiesta del pubblico ministero della DDA Maria Sepe, ha fissato per il prossimo settembre l’udienza preliminare nei confronti di 32 imputati ritenuti appartenenti o comunque legati alla storica organizzazione camorristica di Secondigliano.

Si tratta di un passaggio processuale fondamentale che, salvo sviluppi inattesi, aprirà la strada al processo con accuse che spaziano dall’associazione di tipo mafioso alle estorsioni, fino alle truffe informatiche e al controllo degli alloggi popolari.

Il maxi blitz che ha decapitato il nuovo assetto del clan

L’operazione, eseguita dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli su delega della DDA, aveva ricostruito la nuova struttura organizzativa del clan Licciardi dopo gli arresti che negli anni avevano colpito gli storici vertici della cosca, componente di primo piano dell’Alleanza di Secondigliano.

Secondo gli investigatori, il gruppo aveva saputo riorganizzarsi mantenendo intatta la capacità di controllo del territorio e diversificando le proprie fonti di guadagno. Non solo le tradizionali estorsioni, ma anche nuove attività criminali ad alta redditività come le truffe telematiche, il racket sugli alloggi popolari e la gestione delle comunicazioni clandestine tra i boss detenuti e gli affiliati in libertà.

Tra gli imputati compare anche Alessandro Giannelli, nel frattempo divenuto collaboratore di giustizia.

Camorra 4.0: tra TikTok, “imbasciate” e racket del web, la nuova frontiera del clan Licciardi

L’inchiesta della DDA di Napoli ridisegna i confini del potere camorristico. Non più solo piazze di spaccio e estorsioni tradizionali, ma un sistema fluido che si adatta ai tempi, cavalcando le truffe online e imponendo il “pizzo” anche ai criminali digitali. Un salto evolutivo che parte dal carcere e arriva dritto ai social network.

La mappa del potere: i quattro pilastri di Secondigliano

Come un mosaico criminale perfettamente incastrato, l’ordinanza disegna la geografia del clan. Il controllo del territorio poggia su quattro gambe solide, tutte collegate a un’unica regia centrale. La Masseria Cardone si erge come fortezza inespugnabile, cuore storico dello spaccio e snodo strategico per le alleanze con gli altri clan dell’area nord. Poco distanti, il Rione Don Guanella e il Rione Berlingieri completano il domino su Secondigliano. La quarta pedina è il Vasto, avamposto logistico e commerciale a ridosso della stazione centrale, dove il business si fa frenetico. Ogni “distretto” ha i suoi referenti, veri e propri direttori d’azienda del crimine, che raccolgono informazioni, gestiscono droga e scommesse, e poi convogliano i proventi verso la cassa comune per la spartizione.

La galassia dei satelliti: chi comanda in città

Attorno al nucleo duro dei Licciardi gravita un intero sistema solare di famiglie. Un cartello che va dai Cesarano del Rione Kennedy ai Sacco-Bocchetti e Grimaldi di San Pietro a Patierno, senza dimenticare la proiezione nei quartieri bene: Caiazzo-Alfano-Cimmino tra Vomero e Arenella, Piccirillo e Panzuto-Frizziero a Chiaia-Mergellina, fino ai Calone di Posillipo. La mappa della subordinazione si estende come una piovra: Giannelli a Cavalleggeri, Rinaldi a San Giovanni, Aprea-Cuccaro a Barra, De Luca Bossa-Minichini nell’hinterland orientale. E sullo sfondo, le grandi alleanze strategiche con i casalesi, i Di Lauro e i Lo Russo, pronti a mediare quando il gioco si fa duro.

L'”imbasciata” dal carcere: 50mila euro o la fuga

Il cuore pulsante delle indagini batte dietro le sbarre. Il 26 aprile 2022, il microfono capta la voce di Alessandro Giannelli, considerato il ras di Cavalleggeri. La sua è un'”imbasciata” che non ammette repliche: ai truffatori online della sua zona, che credevano di operare senza padroni, viene imposta una tassa illegale da 50mila euro. Un dazio vero e proprio sui profitti delle truffe telematiche. La pressione è talmente asfissiante che una delle vittime, pur di non sottostare alla morsa, sceglie la via della fuga in Spagna. È la prova che per la camorra non esistono settori off-limits: ogni affare sporco, anche il più virtuale, deve pagare la tangente al sistema.

Web patrolling: quando l’estorsione nasce su TikTok

L’intuizione che ha aperto un nuovo, inquietante fronte di business è un manifesto della camorra 2.0. Giannelli, con un rudimentale ma efficace pattugliamento dei social, nota un video su TikTok. Un ragazzo spavaldo agita tremila euro in contanti davanti alla telecamera, esibendoli come un trofeo. Quella ostentazione, per gli occhi allenati del boss, è una firma: è la prova che nel suo territorio qualcuno sta facendo soldi a palate con le truffe on-line. Parte così la caccia all’uomo: il giovane viene rintracciato e l’allegria del contante facile si trasforma in un incubo. Il messaggio è chiaro: “Qui comandiamo noi, anche sul web”.

La holding del crimine: cassa comune e appalti

Oltre alla rapina e al racket, il sodalizio mostra il volto di una vera holding. L’inchiesta svela il controllo degli appalti pubblici, l’investimento nel mattone e la corruzione per infiltrarsi nel tessuto economico legale. Accanto a questo, la gestione maniacale della contabilità interna: la “cassa comune” non serve solo a reinvestire, ma a pagare gli stipendi ai detenuti e alle loro famiglie. Un ammortizzatore sociale mafioso che compra fedeltà e omertà, garantendo che nessun affiliato, dentro o fuori il carcere, venga mai lasciato indietro.

Il caso dell’imprenditore e il riconoscimento dei Mazzarella

Tra gli episodi ritenuti più significativi dagli inquirenti figura quello di un imprenditore che, sollecitato dai Licciardi a saldare un debito, si sarebbe rivolto al clan Mazzarella nella speranza di ottenere protezione.

La risposta ricevuta, secondo quanto ricostruito nell’inchiesta, avrebbe invece confermato la legittimità della richiesta avanzata dai Licciardi. Un episodio che, secondo la DDA, fotografa i rapporti tra le principali organizzazioni criminali napoletane e il reciproco riconoscimento delle rispettive sfere di influenza.

Secondo la Procura antimafia, una rete di relazioni che avrebbe consentito al clan di mantenere un ruolo centrale negli equilibri della criminalità organizzata campana anche dopo i duri colpi inferti dalle precedenti operazioni di polizia.

Elenco degli imputati

  • Abbatiello Paolo

  • Attrattivo Maurizio

  • Cafarelli Gianluca

  • Caiazzo Vincenzo

  • Cannavacciuolo Gennaro

  • Cardamone Raffaele

  • Carella Luigi

  • Celentano Giuseppe

  • Cella Maurizio

  • Ciorfito Armando

  • Damasco Luigi

  • Di Martino Giuseppe

  • Esposito Carmine

  • Esposito Gennaro

  • Esposito Luigi

  • Esposito Massimiliano

  • Esposito Raffaele

  • Esposito Rosa

  • Esposito Salvatore

  • Fasano Gianfranco

  • Ferrara Martina

  • Giannelli Alessandro (neo pentito)

  • Lucarelli Giuseppe

  • Malena Filomena

  • Marzano Francesco

  • Montanino Salvatore

  • Pellegrino Giuseppe

  • Russo Vincenza

  • Sapio Salvatore

  • Savarese Salvatore

  • Savio Pasquale

  • Strazzullo Giovanni