Lavitola al Gip: “La mia intenzione era solo un’intimidazione a Ranucci, non un attentato”

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Lavitola confessa e cambia versione: da attentato a intimidazione. Le indagini proseguono.

Roma – Valter Lavitola, ex editore attualmente in carcere, ha chiarito di fronte al gip Iole Moricca, di aver pianificato non un attentato dinamitardo, ma un’intimidazione con colpi di pistola, destinati a rafforzare la sicurezza del giornalista Sigfrido Ranucci.

Lavitola è accusato di aver orchestrato l’attacco avvenuto a Pomezia il 16 ottobre, ma ha cercato di minimizzare le sue responsabilità. Durante l’interrogatorio di ieri, ha affermato che l’intenzione era quella di sparare “quattro o cinque colpi verso il muro” della casa di Ranucci, per creare un allarme che potesse giustificare un incremento della scorta a causa delle minacce ricevute dal giornalista.

Contrariamente a quanto dichiarato inizialmente, Lavitola ha negato che il suo fosse un movente politico, ovvero accrescere la popolarità di Ranucci spingendolo a candidarsi. Tuttavia, l’atteggiamento degli inquirenti è scettico. Secondo le indagini, Lavitola avrebbe commissionato l’azione a Gomes Clesio Tavares, e le modalità di esecuzione contraddicono la versione di un semplice sparo. La scelta di utilizzare un ordigno rudimentale, infatti, suggerisce che le intenzioni potessero essere molto più gravi.

Il lungo interrogatorio ha rivelato un quadro complesso, e ora i quattro indagati coinvolti nell’attacco potrebbero rivedere le loro dichiarazioni alla luce delle nuove informazioni. Gli avvocati hanno già incontrato i loro assistiti in carcere, lasciando aperta la possibilità di un nuovo interrogatorio per chiarire le loro posizioni.

In parallelo, le autorità stanno analizzando il cellulare e il computer di Lavitola. È probabile che Sigfrido Ranucci venga convocato come persona informata sui fatti, alla luce della confessione del faccendiere. Tuttavia, la sua audizione non avverrà prima di settembre, poiché l’attività per l’analisi dei dispositivi sequestrati richiederà tempo.

Walter Verini, senatore del Pd, ha criticato la frequentazione tra Ranucci e Lavitola, sottolineando che non avrebbe dovuto nemmeno prendere un caffè con un personaggio così discusso. Nonostante ciò, Verini ha ribadito che Ranucci è stato vittima di un attentato che avrebbe potuto avere conseguenze tragiche, esprimendo la necessità di proteggere il Tg di Report dai tentativi di sfruttamento politico.

Il caso continua ad evolversi e la confessione di Lavitola potrebbe riscrivere il senso delle indagini, rendendo cruciale la trasparenza nei confronti dei ruoli e delle responsabilità di ciascun soggetto coinvolto. La status dell’inchiesta rimane sotto stretto esame mentre si attendono ulteriori sviluppi.