Scafati – Chiedono solo la verità i familiari di Giuseppe D’Auria, il ventiquattrenne di Scafati strappato alla vita nella notte tra il 30 e il 31 luglio scorsi. Il giovane era un instancabile lavoratore: la mattina dell’incidente era uscito alle quattro per il turno al mercato ortofrutticolo e stava rincasando per il pranzo prima di riprendere le sue mansioni.
Il dolore dei genitori, che invocano giustizia senza sconti, si unisce a un iter giudiziario ancora aperto che non concede tregua: l’autorità giudiziaria ha infatti vietato la cremazione della salma, celebrata il giorno di Ferragosto, per consentire eventuali nuovi accertamenti tecnici irripetibili.
Il fascicolo della Procura
La Procura di Torre Annunziata, guidata dal procuratore capo Nunzio Fragliasso con il sostituto procuratore Giuliana Moccia, ha impresso una decisa svolta all’inchiesta iscrivendo diciassette nominativi nel registro degli indagati.
Tra questi figurano sedici medici e infermieri in servizio nei tre nosocomi campani che hanno preso in carico il ragazzo e la donna al volante dell’automobile coinvolta nell’incidente stradale.
Il pubblico ministero aveva bloccato la prima autopsia il 6 agosto per garantire il diritto di difesa a tutto il personale coinvolto, permettendo l’esecuzione del secondo esame peritale soltanto il 13 agosto.
Il calvario sanitario
Dalle carte del fascicolo, arricchito dai rilievi dei carabinieri e dai filmati di videosorveglianza, emerge la complessa trafila clinica affrontata dalla vittima. Dopo il violento impatto a Pompei, Giuseppe era giunto al pronto soccorso dell’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia con una frattura al femore e una profonda lesione alla coscia. Gli inquirenti sospettano che proprio in questo presidio sia maturata la presunta colpa medica a causa della mancata somministrazione della profilassi antitetanica.
Dalla gangrena al Cardarelli
Le condizioni del giovane sono poi precipitate durante il successivo passaggio all’Ospedale del Mare, dove i sanitari hanno riscontrato una frattura complessa associata a uno stato gangrenoso della ferita suturata.
Disposto il trasferimento d’urgenza all’ospedale Cardarelli di Napoli per tentare la terapia iperbarica, il ventiquattrenne è arrivato nel reparto specializzato in condizioni disperate. Sedato e posto in coma farmacologico per i dolori lancinanti, Giuseppe è spirato per una setticemia devastante prima di poter essere sottoposto a un intervento chirurgico risolutivo.
Il nodo del palo stradale
I periti della Procura oplontina dovranno fare luce anche sulla sicurezza urbana del tratto stradale teatro del sinistro. L’impatto contro un palo metallico arrugginito e privo di adeguate protezioni ha provocato la lacerazione iniziale della gamba. I magistrati intendono chiarire se vi siano ulteriori responsabilità amministrative per la mancata rimozione o messa in sicurezza dell’ostacolo sulla carreggiata.
