Un 22enne è stato arrestato a Sorrento, accusato di essersi spacciato per perito del tribunale nel tentativo di truffare due persone anziane: l’intervento del figlio di una delle vittime ha interrotto la truffa.
L’arresto è scattato al termine di accertamenti avviati dopo la segnalazione del familiare. Secondo l’ipotesi accusatoria il giovane avrebbe contattato telefonicamente due persone anziane presentandosi con una qualifica istituzionale, con l’intento di ottenere denaro o informazioni utili alla truffa. Una delle persone contattate — che avrebbe compiuto 99 anni il prossimo anno — è stata protetta dall’intervento tempestivo del figlio, che ha avvisato le autorità. Al giovane sono contestati reati che vanno dalla truffa alla sostituzione di persona; resterà a disposizione dell’autorità giudiziaria mentre proseguono le indagini.
La vicenda mette in luce una tecnica collaudata e particolarmente insidiosa: l’uso di una qualifica pubblica per abbassare le barriere di diffidenza. Spacciarsi per incaricato giudiziario o “perito” sfrutta la fiducia che molti ripongono nelle istituzioni e nelle procedure ufficiali, soprattutto tra le persone più anziane. Non si tratta di semplice furbizia: per gli inquirenti la condotta può integrare profili penali rilevanti quando mira a sottrarre risorse o a carpire dati sensibili.
Da qui l’appello pratico ai familiari e agli anziani: prima di fornire informazioni o denaro è fondamentale interrompere la comunicazione, confrontarsi con un parente o con un legale e rivolgersi direttamente agli uffici istituzionali attraverso numeri pubblici e certificati. Le forze dell’ordine ricordano inoltre che gli incarichi ufficiali non prevedono mai richieste urgenti di denaro per telefono o consegne a domicilio senza adeguata documentazione.
Il caso di Sorrento è un monito: l’arresto non chiude il capitolo, ma riapre la necessità di misure di prevenzione mirate — campagne informative, segnalazioni immediate alle forze dell’ordine, formazione del personale bancario e sociale — per ridurre il rischio sulle fasce più fragili. L’indagine prosegue; il giovane dovrà rispondere delle accuse nel corso del processo, nel rispetto della presunzione di innocenza.
