Indagini sull’attentato al giornalista: i due interrogati smentiscono il danno voluto e ritengono innocua la bomba

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L’Attentato a Ranucci: Dichiarazioni Contraddittorie e Strategia Difensiva

Un nuovo capitolo si aggiunge alla complessa vicenda dell’attentato nei confronti di Sigfrido Ranucci. I presunti esecutori materiali, Antonio Passariello e Pellegrino D’Avino, attualmente detenuti, hanno dichiarato di non conoscere le figure coinvolte nella pianificazione dell’attacco, accennando unicamente a Gomes Tavares. Queste affermazioni sono emerse durante un lungo interrogatorio avvenuto nel carcere di Rebibbia, dove i legali dei due hanno seguito da vicino gli sviluppi.

Secondo quanto comunicato dai difensori, i due avevano rapporti solo con Tavares, il quale è identificato come un intermediario legato a Valter Lavitola, latitante all’estero. Questo dettaglio conferma, seppur indirettamente, l’ipotesi di un possibile coinvolgimento più ampio della criminalità organizzata nella trama di violenza ordita contro il noto giornalista.

Interessante è il contenuto delle posteriori dichiarazioni riguardo alla natura dell’ordigno, adottata da Tavares. I due indagati hanno ribadito, quindi, che il mandato ricevuto non contemplava l’intenzione di ferire qualcuno. Anzi, l’uso dell’esplosivo era previsto solo per creare una situazione di minaccia, non per causare danni fisici. Questa versione si oppone frontalmente a quanto sostenuto dal mandante, il quale aveva indicato il desiderio di sparare per intimidire, non di detonare una bomba.

La difesa, peraltro, ha intenzione di presentare un’istanza di scarcerazione, contestando l’aggravante di metodo mafioso associata ai crimini, sostenendo che non sussistono elementi che configurino una pericolosità sociale concreta. In tal senso, si ipotizza di far rientrare i due indagati in considerazione delle misure alternative, come i domiciliari, per la mancanza di rischi di fuga e di inquinamento di prove.

Mentre si attende la prossima udienza, la procura sta esaminando anche le posizioni di altre persone coinvolte nel caso, come Saverio Mutone e Marika De Filippis, attualmente ai domiciliari, la cui situazione potrebbe complicarsi a causa delle sue condizioni di salute.

Aggiungendo ulteriore tensione alla vicenda, Tavares, trovato in Africa, ha reso pubbliche alcune dichiarazioni via intervista, promettendo il suo ritorno in Italia per chiarire la sua posizione. “Conosco alcuni degli arrestati, ma non parlo della bomba”, ha spiegato, alimentando ulteriori interrogativi sulle dinamiche operative del gruppo. Inoltre, il suo messaggio per Lavitola, in attesa di un’udienza a settembre, ha rivelato il tessuto di alleanze e le tensioni all’interno delle ringhiere della criminalità organizzata.

La situazione rimane liquida, con gli sviluppi che richiederanno attenzione e vigilanza da parte delle autorità competenti. La tenuta delle dichiarazioni e le evidenze che emergeranno dai prossimi interrogatori saranno cruciali per il futuro giudiziario di tutti gli implicati.

Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, resta da verificare se le dichiarazioni di Passariello e D’Avino possano davvero smantellare le accuse, o se, al contrario, costituiranno un ulteriore tassello in un puzzle più grande legato alla criminalità organizzata e alle sue ramificazioni nel territorio.