Cinque lievi scosse ai Campi Flegrei hanno acceso un campanello d’allarme: terremoti senza danni immediati, ma con potenziali effetti sull’ordine pubblico e sulle attività di contrasto alla criminalità.
La misura della scossa non è sempre quella che decide il rischio per la sicurezza urbana. Una sequenza sismica, anche di bassa entità, produce incertezza: persone in strada, vie bloccate, servizi sospesi e una moltiplicazione di richieste d’intervento. In questo contesto le forze dell’ordine e la magistratura si trovano a dover gestire contemporaneamente la tutela delle scene di reato e la protezione civile, con tempi e priorità che talvolta divergono.
Non è un esercizio teorico. Sul territorio restano attive reti criminali che sfruttano il caos per affermare il controllo di aree urbane, dall’usura ai traffici di stupefacenti fino a reati predatori. L’aumento delle pressioni sociali in quartieri sensibili può complicare indagini in corso o operazioni di polizia, con il rischio che misure cautelari o accertamenti vengano ritardati proprio quando la rapidità è essenziale per conservare prove e tutelare le vittime.
Da qui la tesi: non bastano piani di emergenza sismica e reparti investigativi efficienti messi a compartimenti stagni. Serve una strategia integrata che metta insieme protezione civile, polizia locale, forze statali e uffici giudiziari. Questo significa stabilire protocolli operativi condivisi: punti di coordinamento sul campo, regole chiare per la gestione delle aree interdette, procedure per la tutela delle prove e degli operatori, e una catena informativa che non produca sovrapposizioni e ritardi giudiziari.
Praticamente: esercitazioni comuni con scenari che prevedano il sovrapporsi di emergenza naturale e reati; squadre miste pronte a gestire l’ordine pubblico e a preservare l’incolumità processuale; linee rapide fra uffici requirenti e servizi di pronto intervento; e protocolli per l’assistenza alle vittime che tengano conto della vulnerabilità aumentata in caso di emergenza. Va inoltre potenziata la presenza di unità mobili e di presidio nei quartieri più sensibili, per evitare che la crisi geologica diventi anche crisi di controllo del territorio.
È una partita di squadra: i Campi Flegrei non sono solo un pericolo geologico, sono un banco di prova per la capacità delle istituzioni di connettere protezione civile e diritto penale. Senza questa sintonia, il terremoto vero, per l’ordine pubblico, non sarà quello registrato dai sismografi ma la perdita di capacità di risposta coordinata quando più serve.
