Titolo: Castellammare di Stabia, sequestro di persona e stupro in cantina: arrestato 26enne
A Castellammare di Stabia una giovane di 22 anni ha raccontato agli inquirenti di essere stata sequestrata in una cantina e costretta a subire violenze sessuali da Romolo Russo, 26 anni, ora destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. L’episodio, avvenuto tra la sera del 2 e la notte del 3 agosto, è emerso nel corso delle indagini condotte dai Carabinieri della locale compagnia.
La cantina dove si è consumata la violenza si trova in via De Gasperi. Secondo quanto riferito dalla vittima, Russo avrebbe tentato di trattenere la giovane per ore, costringendola a rimanere all’interno e ripetutamente imponendole di non rivolgersi a nessuno. La giovane ha anche riferito di aver assistito a gesti e comportamenti che indicano una pianificazione della condotta, congruente con una volontà di tenere segreto quanto fosse accaduto. Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, la denuncia fu presentata ai carabinieri pochi giorni dopo l’accaduto.
Tra i particolari descritti dalla ragazza emergono elementi di provocazione psicologica e di controllo. Russo avrebbe mostrato una personalità che, per la ricostruzione degli investigatori, evidenziava una notevole freddezza durante la condotta. Tra i riferimenti rivelati al momento dell’interrogatorio, la giovane ricorda di aver visto tatuaggi ispirati a Joker e a Thomas Shelby, personaggio di una popolare serie televisiva, oltre a simboli legati alla Juventus, la sua squadra del cuore. La vittima ha tentato di ragionare con l’indagato, spiegando che quella situazione non era normale e che non si sentiva al sicuro, ma secondo quanto emergerebbe dai racconti, non sarebbe stata in grado di porre fine alla gestione del giovane.
La dinamica si è conclusa poco dopo mezzanotte, quando Russo avrebbe riferito che la ragazza era ormai “fatta” e avrebbe spostato un termosifone che bloccava la porta per permetterle di uscire. La giovane, una volta fuori, si è diretta verso la sua auto e ha contattato un’amica e poi i soccorsi; il primo contatto telefonico con un conoscente non ha avuto esito immediato, ma poco dopo la ragazza ha chiesto aiuto al 1522, numero anti-violenza, e si è recata all’ospedale San Leonardo di Castellammare per essere visitata. I medici hanno rilevato lividi, escoriazioni e segni di soffocamento al collo, insieme a uno stato di forte agitazione e ansia. Dopo il ricovero, la vittima ha deciso di denunciare l’accaduto ai carabinieri, con il supporto di un centro anti-violenza.
L’indagine ha trovato riscontri nei racconti della giovane e nelle tracce registrate dagli inquirenti, tali da spingere il pm a richiedere e ottenere una misura cautelare in carcere per Russo. Il provvedimento è stato notificato stamane dai carabinieri. Il gip Mariaconcetta Criscuolo ha sottolineato come Russo appaia, agli occhi della magistratura, una persona con una personalità negativa e altamente pericolosa, evidenziando la gravità della condotta e il modo in cui si è approfittato di una ragazza conosciuta sui social, proponendole un incontro e poi costringendola a soddisfare le proprie perversioni. Secondo la stessa ordinanza, l’indagato non avrebbe posto alcun freno, nemmeno quando la vittima cercava di divincolarsi.
La giovane ha fortemente denunciato la sensazione di isolamento durante l’accaduto, spiegando agli inquirenti di aver chiesto aiuto subito dopo l’episodio iniziale ma di non aver trovato risposta tempestiva da chi avrebbe dovuto proteggerla. Oggi, oltre alla custodia cautelare, emergono i dettagli della ricostruzione: la serata era articulata su una chiusura forzata della porta e su una costante pressione psicologica destinata a tenere la ragazza in uno stato di vulnerabilità.
Resta al momento da chiarire la totalità della dinamica e la sequenza esatta degli eventi, ma gli elementi raccolti suggeriscono una dinamica di coercizione sistematica culminata in violenza sessuale. Le indagini proseguono per definire eventuali contatti pregressi tra la vittima e l’indagato e per accertare eventuali altre responsabilità. L’intera vicenda, oltre a generare un procedimento penale, richiama l’attenzione sull’esistenza di reti di supporto a cui le persone possono rivolgersi in caso di violenza: i centri antiviolenza e il numero 1522 restano strumenti essenziali per interrompere subito situazioni come questa.
